Cronaca - Autovelox a Milano: incassano 151 milioni con le multe, ma le buche non lo sanno
Nessun comune italiano incassa di più. Eppure, con tutte le risorse che, in percentuali fissate dalla legge, devono essere reinvestite nella sicurezza delle strade, circolare a Milano è sempre più un’avventura
Ciao a tutti! Capisco benissimo il pensionato di Barlassina, Monza Brianza, che ad aprile riparò a sue spese la buca sulla strada davanti a casa: la segnalava da tempo e niente succedeva. Esattamente come nella mia via a Milano: due belle buche, sempre più profonde. Il portiere scuote la testa tutti i giorni, ma adesso sappiamo che è meglio non intervenire, altrimenti sono 882 euro di multa, con l’obbligo di riportare la strada alle condizioni precedenti (link).
Giusto: se tutti i cittadini intervengono sulle infrastrutture è il caos, ok, ma il Comune? C’è o non c’è? Il Codacons comunica che Milano è la città italiana che dalle multe incassa di più. Sono i dati emersi dalla rendicontazione ufficiale che, entro il 31 maggio di ogni anno, gli enti locali devono (o dovrebbero) fornire al governo per la pubblicazione sulla piattaforma web del ministero dell’Interno.
Secondo il Codacons l’amministrazione milanese ha incassato nel corso del 2022 ben 151.5 milioni contro i 133 milioni di Roma, i 46 di Firenze, i 43 di Bologna. La Polizia Locale milanese ha spiccato 2,9 milioni di contravvenzioni, con un bel +39% rispetto all’anno precedente…
Ebbene, secondo gli articoli 142 (comma 12 bis e successivi) e 208 del Codice della Strada, i proventi delle violazioni vanno reinvestiti in sicurezza stradale: il 100 % dell’incasso da inosservanza dei limiti di velocità (per Milano sono 13 milioni nel 2022) e il 50% delle altre sanzioni, quindi 69,287 milioni di euro. Leggo che qui 17 milioni saranno destinati alla segnaletica stradale, altri 17 per il potenziamento del controllo e l’accertamento delle violazioni stradali, infine oltre 34 per manutenzione delle strade, istallazione, ammodernamento, potenziamento e messa a norma delle barriere.
In parole povere, gran parte dei proventi andranno a potenziare a Milano autovelox, telecamere, barriere, ausiliari del traffico e dunque a fare altra cassa. D’altra parte chi può negarlo? In fondo, tutto quanto fa sicurezza, anche l’ausiliario del traffico che multa una sosta selvaggia rende più sicuro il passaggio dei pedoni…
L’opposizione di centro destra se la prende con il sindaco Sala e la sua giunta. Noi non vorremmo buttarla in cagnara politica, ma semplicemente chiedere: è troppo pretendere, a Milano come dappertutto, che la lista di tutti gli interventi “per la sicurezza delle strade” sia resa pubblica e valutabile? Per le buche sempre più trascurate in città quanto si spende?
Ci risulta una cifra di 5,8 milioni (lo riporta Il Giornale) solo per rinnovare il contratto di servizio con gli ausiliari del traffico. Ma quanto si investe per riportare gli agenti della Polizia Locale sulle vie, in divisa e in borghese? Telecamere e autovelox, ok, ormai li abbiamo accettati in nome - era l’impegno pubblico e implicito - della sicurezza dei cittadini. La sicurezza sulle strade è aumentata? No, a Milano abbiamo quaranta incidenti al giorno. Mancano le risorse? No, al contrario: le risorse aumentano e i dati sono lì da vedere. Che cosa si aspetta a capire che bisogna fare molto di più e che occorre ripristinare la presenza fisica dei “ghisa”?
Multe: Autovelox, tutte le novità sull'argomento
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Multe: Autovelox va segnalato un chilometro prima, altrimenti la multa può essere annullata
Multe: Autovelox va segnalato un chilometro prima, altrimenti la multa può essere annullata
Sempre su questo argomento: viewtopic.php?f=40&t=3929&start=20#p42687
La Suprema Corte: il cartello del rilevatore elettronico di velocità deve essere ben visibile a una distanza adeguata.
È fondamentale la distanza, quella fra l’ultimo cartello che avvisa della presenza del rilevatore elettronico della velocità e l’autovelox stesso. Per la Cassazione dev’essere di almeno un chilometro. Diversamente, la multa può essere annullata.
La causa
Lo ha stabilito la Cassazione che in una sentenza pubblicata lo scorso 31 agosto 2023, di cui ha dato notizia Italia Oggi, ha così risolto una causa fra l’Unione dei Comuni e un automobilista che si era visto comminare una contravvenzione da 550 euro per eccesso di velocità con conseguente perdita di punti nella patente.
Tutto cancellato
L’Unione dei Comuni sosteneva che la distanza minima di un chilometro dovrebbe essere necessaria solo quando si tratta del primo «avviso» della presenza dell’apparecchiatura elettronica.
La Suprema Corte ha non ha però accolto questa tesi, dando di fatto ragione all’automobilista.
I ricorsi
La sentenza potrebbe aprire le porte a molti ricorsi, corroborati anche da un altro verdetto degli "ermellini" che nel 2022 avevano stabilito con chiarezza l’altro presupposto di validità degli autovelox, sia fissi che mobili: la visibilità.
«Distanza e visibilità», scrive la Cassazione, sono i «due requisiti» che «devono essere soddisfatti entrambi in modo autonomo e distinto affinché la rilevazione dell’infrazione dia legittima».
Sempre su questo argomento: viewtopic.php?f=40&t=3929&start=20#p42687
La Suprema Corte: il cartello del rilevatore elettronico di velocità deve essere ben visibile a una distanza adeguata.
È fondamentale la distanza, quella fra l’ultimo cartello che avvisa della presenza del rilevatore elettronico della velocità e l’autovelox stesso. Per la Cassazione dev’essere di almeno un chilometro. Diversamente, la multa può essere annullata.
La causa
Lo ha stabilito la Cassazione che in una sentenza pubblicata lo scorso 31 agosto 2023, di cui ha dato notizia Italia Oggi, ha così risolto una causa fra l’Unione dei Comuni e un automobilista che si era visto comminare una contravvenzione da 550 euro per eccesso di velocità con conseguente perdita di punti nella patente.
Tutto cancellato
L’Unione dei Comuni sosteneva che la distanza minima di un chilometro dovrebbe essere necessaria solo quando si tratta del primo «avviso» della presenza dell’apparecchiatura elettronica.
La Suprema Corte ha non ha però accolto questa tesi, dando di fatto ragione all’automobilista.
I ricorsi
La sentenza potrebbe aprire le porte a molti ricorsi, corroborati anche da un altro verdetto degli "ermellini" che nel 2022 avevano stabilito con chiarezza l’altro presupposto di validità degli autovelox, sia fissi che mobili: la visibilità.
«Distanza e visibilità», scrive la Cassazione, sono i «due requisiti» che «devono essere soddisfatti entrambi in modo autonomo e distinto affinché la rilevazione dell’infrazione dia legittima».
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VARIE - Autovelox: Arriva il Telelaser Trucam: rileva l'infrazione a 1.200 metri di distanza!
VARIE - Autovelox: Arriva il Telelaser Trucam, rileva l'infrazione a 1.200 metri di distanza!
Questi dispositivi sono in grado di rilevare la velocità dei veicoli fino a 320 km/h e possono farlo a una distanza di 1.200 metri dal punto in cui sono posizionati. Ciò significa che gli automobilisti non avranno più modo di eludere il controllo rallentando temporaneamente quando avvistano l’autovelox in lontananza e accelerando nuovamente dopo averlo superato. Possono inoltre controllare le informazioni legate alla targa, verificando se il veicolo sta circolando con la revisione scaduta o senza assicurazione.
I dispositivi per rilevare le infrazioni al Codice della Strada si stanno facendo sempre più sofisticati. Le semplici fotografie sono ormai preistoria, ed anche i Tutor.
L'ultimo spauracchio per motociclisti ed automobilisti indisciplinati si chiama Telelaser Trucam: prendi un Telelaser, con il suo (poco) peso, la sua versatilità, la facilità d’uso, la precisione e l’affidabilità. Aggiungi una telecamera, una memoria praticamente infinita, un software facile da usare e molto sofisticato su piattaforma Linux, un CCD ad alta definizione per fotografare e filmare la violazione, la documentazione protetta con una codifica AES-128 bit, il posizionamento GPS e un monitor touchscreen dedicato.
Mescola il tutto in una valigetta a tenuta stagna antiurto. Che cosa ottieni?
Telelaser TruCam, il misuratore di velocità, con documentazione filmata e fotografica ad alta definizione, più piccolo e leggero oggi esistente sul mercato mondiale e con un rapporto qualità prezzo veramente interessante.
L’autovelox telelaser Trucam è un dispositivo sofisticato per il controllo della velocità testato e sperimentato sulle strade italiane già da diversi anni, grazie a un decreto di approvazione risalente al 2011. Tuttavia, l’adozione da parte della polizia locale di Verona ha recentemente riacceso l’attenzione su questo innovativo strumento che sta rivoluzionando il modo in cui viene controllato e sanzionato chi supera i limiti di velocità.
I telelaser Trucam sono dispositivi all’avanguardia che utilizzano la tecnologia laser per misurare con estrema precisione l’andatura dei veicoli. Questi dispositivi sono in grado di rilevare la velocità dei veicoli fino a 320 km/h e possono farlo a una distanza di 1.200 metri dal punto in cui sono posizionati. Ciò significa che gli automobilisti non avranno più modo di eludere il controllo rallentando temporaneamente quando avvistano l’autovelox in lontananza e accelerando nuovamente dopo averlo superato.
La funzionalità principale dei nuovi autovelox rimane il monitoraggio della velocità dei veicoli, ma la loro tecnologia all’avanguardia permette di individuare anche altri comportamenti scorretti degli automobilisti. Gli autovelox telelaser sono infatti dotati di una fotocamera ad alta risoluzione in grado di scattare fotografie e registrare video in HD dell’abitacolo del veicolo. Questo consente alle autorità di rilevare non solo il superamento dei limiti di velocità, ma anche diverse altre infrazioni del Codice della Strada. Vediamole insieme.
I nuovi autovelox Trucam sono estremamente versatili, possono infatti rilevare il mancato uso della cintura di sicurezza, l’utilizzo del cellulare durante la guida e il passaggio con il semaforo rosso. Possono inoltre controllare le informazioni legate alla targa, verificando se il veicolo sta circolando con la revisione scaduta o senza assicurazione.
Questi dispositivi sono in grado di rilevare la velocità dei veicoli fino a 320 km/h e possono farlo a una distanza di 1.200 metri dal punto in cui sono posizionati. Ciò significa che gli automobilisti non avranno più modo di eludere il controllo rallentando temporaneamente quando avvistano l’autovelox in lontananza e accelerando nuovamente dopo averlo superato. Possono inoltre controllare le informazioni legate alla targa, verificando se il veicolo sta circolando con la revisione scaduta o senza assicurazione.
I dispositivi per rilevare le infrazioni al Codice della Strada si stanno facendo sempre più sofisticati. Le semplici fotografie sono ormai preistoria, ed anche i Tutor.
L'ultimo spauracchio per motociclisti ed automobilisti indisciplinati si chiama Telelaser Trucam: prendi un Telelaser, con il suo (poco) peso, la sua versatilità, la facilità d’uso, la precisione e l’affidabilità. Aggiungi una telecamera, una memoria praticamente infinita, un software facile da usare e molto sofisticato su piattaforma Linux, un CCD ad alta definizione per fotografare e filmare la violazione, la documentazione protetta con una codifica AES-128 bit, il posizionamento GPS e un monitor touchscreen dedicato.
Mescola il tutto in una valigetta a tenuta stagna antiurto. Che cosa ottieni?
Telelaser TruCam, il misuratore di velocità, con documentazione filmata e fotografica ad alta definizione, più piccolo e leggero oggi esistente sul mercato mondiale e con un rapporto qualità prezzo veramente interessante.
L’autovelox telelaser Trucam è un dispositivo sofisticato per il controllo della velocità testato e sperimentato sulle strade italiane già da diversi anni, grazie a un decreto di approvazione risalente al 2011. Tuttavia, l’adozione da parte della polizia locale di Verona ha recentemente riacceso l’attenzione su questo innovativo strumento che sta rivoluzionando il modo in cui viene controllato e sanzionato chi supera i limiti di velocità.
I telelaser Trucam sono dispositivi all’avanguardia che utilizzano la tecnologia laser per misurare con estrema precisione l’andatura dei veicoli. Questi dispositivi sono in grado di rilevare la velocità dei veicoli fino a 320 km/h e possono farlo a una distanza di 1.200 metri dal punto in cui sono posizionati. Ciò significa che gli automobilisti non avranno più modo di eludere il controllo rallentando temporaneamente quando avvistano l’autovelox in lontananza e accelerando nuovamente dopo averlo superato.
La funzionalità principale dei nuovi autovelox rimane il monitoraggio della velocità dei veicoli, ma la loro tecnologia all’avanguardia permette di individuare anche altri comportamenti scorretti degli automobilisti. Gli autovelox telelaser sono infatti dotati di una fotocamera ad alta risoluzione in grado di scattare fotografie e registrare video in HD dell’abitacolo del veicolo. Questo consente alle autorità di rilevare non solo il superamento dei limiti di velocità, ma anche diverse altre infrazioni del Codice della Strada. Vediamole insieme.
I nuovi autovelox Trucam sono estremamente versatili, possono infatti rilevare il mancato uso della cintura di sicurezza, l’utilizzo del cellulare durante la guida e il passaggio con il semaforo rosso. Possono inoltre controllare le informazioni legate alla targa, verificando se il veicolo sta circolando con la revisione scaduta o senza assicurazione.
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Cronaca - Autovelox in Veneto: Fleximan sega l'ottavo autovelox, i social lo esaltano: «Eroe»
Cronaca - Autovelox in Veneto: Fleximan sega l'ottavo autovelox, i social lo esaltano: «Eroe»
Potrebbe avere le ore contate il «giustiziere» dei dispositivi anti-velocità. Finora sono otto quelli messi fuori uso. Il sindaco fa al sua sparata che deve far riflettere: «Ripristinarlo costerà 15mila euro»
Prima la cronaca, poi il nostro commento
Potrebbe avere le ore contate «Fleximan» - così qualcuno lo ha già ridefinito - l’autore ignoto che nella serata di mercoledì 3 gennaio 2024 ha messo KO, con un flessibile a batteria, l'autovelox che si trova lungo la strada statale Romea a Rosolina, in Basso Polesine. Per la provincia di Rovigo, con il caso di Rosolina, è stato raggiunto il record di otto autovelox abbattuti in pochi mesi.
L’autore potrebbe essere il componente di una banda che dalla primavera scorsa sta "decapitando" diversi autovelox in Polesine, e stavolta sarebbe «finito in video». Avrebbe agito attorno alle 21.30 di mercoledì sera. Lo testimonierebbero le immagini di alcune telecamere attive nei pressi di una struttura vicina che si affacciano al chilometro 71-760, punto esatto in cui è stato installato il rilevatore tanto odiato dagli automobilisti. Le stesse immagini sono ora al vaglio dei carabinieri del comando provinciale di Rovigo dopo la denuncia contro ignoti fatta dal sindaco di Rosolina, Michele Grossato giovedì. Il primo cittadino della località marittima polesana sottolinea che quello messo fuori uso «Non è un velox installato per fare cassetto ma ha la mera funzione di far rallentare i tanti mezzi che transitano in Romea in prossimità dell’ingresso al centro urbano. È stato installato non a caso lì, dalle amministrazioni passate, e ha lo scopo di aumentare la sicurezza: di morti in Romea ce ne sono stati tanti, e c’è gente che sfreccia ai 200km all’ora».
Esaltato sui social
«Fleximan» è entrato in azione l’altra sera raggiungendo a piedi il punto in cui è installato l’occhio elettronico, probabilmente accompagnato da qualcuno o a comunque a bordo di un mezzo che poi ha lasciato nelle vicinanze. Spetta agli inquirenti ora incastrare il vandalo che in tantissimi sul web, non solo polesani, stanno osannando sui social network. Tanti esaltano il responsabile - i commenti vanno da «eroe» e «passa anche da noi» - neanche fosse un giustiziere, rispetto a chi riporta bruscamente alla primaria funzione degli autovelox: «Poi piangono quando succede un incidente».
«Non si conclude qualcosa tagliando i velox — reagisce Grossato — Faremo ancora più controlli con i velox mobili con la polizia locale. Dispiace che sui social abbia tanto successo, un personaggio simile non è da santificare».
Quindicimila euro per ripararlo
La modalità con cui ha messo fuori uso l'autovelox è sempre la stessa: un taglio secco alla base del palo con un flessibile.
Michele Grossato non si fa intimidire: «Andremo avanti installando dispositivi anti sabotaggio con telecamere, luce, pali più resistenti. Chi fa queste cose non si rende conto che fa un danno alle tasche dei cittadini. Reinstallare il velox costerà al Comune attorno ai 15mila euro».
Nel Rodigino da fine maggio ad oggi sono stati otto in tutto gli apparecchi rilevatori di velocità abbattuti sempre con lo stesso modus operandi. La serie di "attentati" è iniziata tra il 18 e 19 maggio 2023 con l’abbattimento dell'autovelox posizionato sulla Statale 16 a Bosaro, messo KO per la seconda volta anche tra il 18 e 19 luglio, dopo la reinstallazione. A finire inutilizzabile poco dopo l'autovelox sulla Regionale 482 a Giacciano con Baruchella per ben due volte tra il 28 e il 29 maggio e tra il 1° e il 2 novembre. Poi «Fleximan» si spostato nel Delta: tra il 7 e l’8 agosto e il 25 e 26 dicembre scorsi ha segato l'autovelox di Taglio di Po in località Mazzorno Destro, e sempre nella notte di Natale ha colpito a Corbola. Alla lista si aggiunge, dall’altra sera, anche Rosolina.
Il nostro commento
Anche se condanniamo sempre gli atti di vandalismo, pur se fatti a fin di bene (tipo le ruote sgonfiate ai SUV che inquinano) stavolta vi invitiamo a riflettere.
Certamente i social network non sono assolutamente il mezzo più affidabile per esprimere un pensiero intelligente, anzi...
Tuttavia come non capire che l'unanimità dei consensi a questo gesto è segno della esasperazione della gente?
E perché la gente è esasperata?
Molto semplice.
PRIMO MOTIVO
Per questioni puramente economiche, i Comuni (che ci tengono tanto a sbandierare la loro campagna a favore della sicurezza stradale sul proprio territorio) si trovano a dovere manutenere le strade e poiché i soldi sono sempre pochi in qualsiasi comune italiano e poiché vi sono implicati anche aspetti assicurativi e penali, ecco che risolvono il problema semplicemente abbassando i limiti di velocità su una strada dissestata, senza intervenire per ripristinare il manto stradale.
Qualsiasi incidente che accadrà ad un automobilista o a un motociclista non potrà poi essere imputato alla strada stessa ma al guidatore che principalmente non ha rispettato il (ridicolo) limite di velocità.
La seconda fase consiste nell'acquisto dell'apparecchiatura autovelox: non ci sono i soldi per chiudere le buche, ma per comprare gli autovelox sì.
Ed ecco che combinando le due cose (limiti di velocità assurdamente bassi e presenza di autovelox) il problema delle strade dissestate diventa un vero affare per gli avidi comuni che rimpinguano allegramente le casse municipali!
E le buche rimangono lì, ad esigere il loro tributo di sangue ciclico a danno di automobilisti e motociclisti.
SECONDO MOTIVO
L'autovelox è diventato un vero e proprio Bancomat per i comuni, ma quanti comuni che hanno floridi bilanci grazie al proprio autovelox si sono poi preoccupati di migliorare la sicurezza stradale effettuando una scrupolosa manutenzione delle strade? Quanti comuni che si riempiono la bocca con la parola "sicurezza" hanno poi chiuso le buche delle loro strade? L'ipocrisia dei sindaci di questi comuni è imbarazzante.
Nel 2023, il totale di 1,5 miliardi di euro finiti nelle casse dei Comuni dovrebbe fare riflettere, come fa un po' effetto apprendere che le entrate più consistenti sono concentrate nell'Italia del Nord. I conducenti meno rispettosi delle regole risultano quelli di Firenze, dove la spesa per le violazioni al Codice della Strada pesa per 198 euro pro capite, cosa che onestamente è una follia.
Verrebbe da dire anche che sia logico che l'incasso totale maggiore arrivi da Milano con 147 milioni di euro, trattandosi di una città indubbiamente grande, ma il suo traffico è inferiore a quello di Roma, dove però si elevano meno multe (l'importo complessivo è di 138 milioni); Milano, inoltre, non è molto più estesa di Napoli, dove la somma delle contravvenzioni è risibile, essendo di 22 milioni, pari a quella della piccola Padova.
A Carrodano, un paesino con appena 464 abitanti in provincia di La Spezia, il "multometro" ha sfiorato il milione di euro in un anno (975 mila, per l'esattezza), vincendo di un soffio la "gara "con Colle Santa Lucia (345 abitanti, in provincia di Belluno), dove l'importo è arrivato a quota 747mila.
Incassi che sarebbero benedetti se fossero impiegati per la manutenzione delle strade e per la loro sicurezza, ma ciò non succede di frequente, anzi accade di rado. Sono non succede di frequente, anzi accade di rado. Sono comunque soldi che costituiscono entrate essenziali per i pubblici amministratori, che così riescono a far tornare i conti senza dover ricorrere alle tanto invise tasse.
La domanda che ci si deve porre, però, è un'altra: un numero così alto di contravvenzioni serve davvero a ridurre gli incidenti sulle strade, diminuire i costi sociali dei sinistri e migliorare la circolazione? La loro efficacia è certa se a elevarle sono le pattuglie che operano sulle strade, mentre non lo è se vengono contestate sulla base degli innumerevoli strumenti elettronici installati sulla viabilità proprio dov'è più facile incrementare l'incasso.
TERZO MOTIVO
Se una persona ci tiene alla sicurezza, il deterrente per evitare comportamenti stradali pericolosi va mostrato, non nascosto.
Come tutti sappiamo, il compito principale di un deterrente (fosse esso la videocamera di sorveglianza installata all'ingresso della propria porta o l'allarme installato sulla propria automobile o la catena con lucchetto avvolta al proprio motociclo) non è quello di entrare in azione ma quello di evitare di essere presi di mira.
Orbene, se si parla di evitare comportamenti stradali pericolosi (non c'è solo la velocità), allora gli autovelox dovrebbero sempre essere ben segnalati e ben visibili.
E invece le cronache sono piene di poliziotti municipali mimetizzati tra i cespugli con l'autovelox, di apparecchiature mobili non presidiate, di apparecchiature non omologate (sì, abbiamo avuto anche quelle), di postazioni illegali e di altre nefandezze che hanno solo lo scopo di estorcere legalmente i soldi ai malcapitati utenti stradali motorizzati.
In questi casi, chi ha il coraggio di parlare di "sicurezza"? "Sicurezza" di che cosa? Di fare evitare gli incidenti o di non fare evitare le multe?
Quindi l'uso dell'autovelox:
1) lascia che una pericolosa violazione, quella dei limiti di velocità appunto, continui a essere commessa anche dopo essere stata rilevata, visto che non sempre il trasgressore ha la possibilità di accorgersi di essere stato fotografato;
2) informa il proprietario del veicolo dell'infrazione soltanto mesi dopo, quando il verbale arriva a casa, vanificando così l'effetto deterrente che invece avrebbe la contestazione immediata;
3) colpisce quasi sempre solo nel portafogli, visto che al trasgressore che non confessa spontaneamente non possono essere decurtati punti né sospesa la patente;
4) non si cura, diciamo così, dell'eventualità che al momento della violazione il guidatore possa essere ubriaco, drogato, senza patente perché mai conseguita, sospesa o revocata oppure che il veicolo sia in regola con la revisione o con l'assicurazione e sicuro per circolare, per esempio con luci efficienti e sufficiente battistrada.
QUARTO MOTIVO
In troppi "ci mangiano" sugli autovelox. I comuni, i tecnici, le ditte installatrici, le ditte di manutenzione. Anche se la torta è grande, ecco che a causa degli autovelox sono peggiorate le condizioni di comprensione e di guidabilità delle strade: tangenziali a 2 corsie con limite dei 30 o dei 50 km/h, statali che cambiano limite senza motivo ogni pochi metri, eccetera.
I dissuasori di velocità (piccoli dossi) non fanno cassa, ma sappiamo tutti che sono efficaci deterrenti e fanno ridurre la velocità. Però "non fanno mangiare molto"...
QUINTO MOTIVO
Inutile mentire, meglio dare le dimissioni se si è incapaci di amministrare proficuamente un municipio.
Quando sale alla ribalta della cronaca un giustiziere degli autovelox, ecco che il sindaco di turno cerca di renderlo antipatico ricordando che i danni ricadono sulla collettività.
Ma affermare che «Reinstallare il velox costerà al Comune attorno ai 15mila euro» come ha fatto il sindaco di Rosolina, Miche Grossato, significa sperperare il denaro pubblico!
È mai possibile che sostituire un palo in metallo tagliato costi 15.000 euro? Se l’autovelox non ha subito danni dall'abbattimento (ma anche se li ha subiti non è che cambi molto) è possibile che un comune debba sborsare alle società che hanno in appalto l’installazione di questi strumenti ben 15.000 euro, che sono un'esagerazione?
O il sindaco mente sui costi (prendendo quindi in giro i suoi concittadini) o è un pessimo amministratore che non sa fare due conti.
PERCHÈ LA SICUREZZA NON AUMENTA
Per tutti questi motivi gli autovelox, da soli, non fanno sicurezza.
Fronte sul quale, peraltro, nonostante il proliferare delle telecamere (l'Italia ne è piena, visto che, secondo il Codacons, ne abbiamo 11.130 contro i 7.700 del Regno Unito, i 4.700 della Germania e i 3.780 della Francia), l'Italia continua ad arrancare in Europa, mancando sistematicamente l'obiettivo di dimezzare le vittime della strada e piazzandosi sempre sopra la media dell'Unione Europea nel tasso di decessi per milione di abitanti: 53 contro i 46 della UE, nel 2022.
Peggio di noi hanno fatto soltanto Romania, Bulgaria, Croazia, Portogallo, Lettonia, Grecia e Ungheria.
Insomma, se nel 2022, ultimo dato disponibile, hanno perso la vita sulle nostre strade 3.159 persone (+9,9% rispetto al 2021) in quasi 166 mila incidenti (+9,2%), se due patenti su tre hanno il massimo punteggio ottenibile (30 punti), se più di una su quattro in vent'anni non ha mai subito alcuna decurtazione di punti, se in media ogni permesso di guida perde appena 0,22 punti l'anno, ma ne guadagna 0,79 grazie ai generosi bonus per buona
condotta, se ogni anno i Comuni incassano oltre 1,6 miliardi di euro di multe stradali, se alcuni di essi raggiungono vette himalayane di proventi da velocità… beh, forse c'è qualcosa che non torna: non sarà che gli autovelox non sono poi così efficaci?
O che, anzi, in alcuni casi possano essere persino controproducenti per gli enti che ne fanno uso, se il risultato – come hanno mostrato innumerevoli fatti di cronaca negli ultimi vent'anni – è quello d'indurre forze dell'ordine, magistratura, prefetture, media e comitati di cittadini a mettere gli occhi su procedure amministrative disinvolte, forniture pilotate, installazioni mirate, segnaletica inadeguata e modalità di utilizzo improprie?
Il tutto condito con un indigeribile coinvolgimento di soggetti privati in molte fasi dell'attività sanzionatoria e accompagnato da verifiche di taratura appena annuali, quando invece dovrebbero essere più frequenti per un apparecchio installato all'aperto e acceso 24 ore su 24.
CONCLUSIONE
«Fleximan» ha tutta la nostra solidarietà.
Gli avidi sindaci dei comuni con autovelox e buche no!
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Cronaca - Autovelox in Veneto: segato l'ottavo autovelox, i social lo esaltano: «Eroe»
Potrebbe avere le ore contate il «giustiziere» dei dispositivi anti-velocità. Finora sono otto quelli messi fuori uso. Il sindaco fa al sua sparata che deve far riflettere: «Ripristinarlo costerà 15mila euro»
Prima la cronaca, poi il nostro commento
Potrebbe avere le ore contate «Fleximan» - così qualcuno lo ha già ridefinito - l’autore ignoto che nella serata di mercoledì 3 gennaio 2024 ha messo KO, con un flessibile a batteria, l'autovelox che si trova lungo la strada statale Romea a Rosolina, in Basso Polesine. Per la provincia di Rovigo, con il caso di Rosolina, è stato raggiunto il record di otto autovelox abbattuti in pochi mesi.
L’autore potrebbe essere il componente di una banda che dalla primavera scorsa sta "decapitando" diversi autovelox in Polesine, e stavolta sarebbe «finito in video». Avrebbe agito attorno alle 21.30 di mercoledì sera. Lo testimonierebbero le immagini di alcune telecamere attive nei pressi di una struttura vicina che si affacciano al chilometro 71-760, punto esatto in cui è stato installato il rilevatore tanto odiato dagli automobilisti. Le stesse immagini sono ora al vaglio dei carabinieri del comando provinciale di Rovigo dopo la denuncia contro ignoti fatta dal sindaco di Rosolina, Michele Grossato giovedì. Il primo cittadino della località marittima polesana sottolinea che quello messo fuori uso «Non è un velox installato per fare cassetto ma ha la mera funzione di far rallentare i tanti mezzi che transitano in Romea in prossimità dell’ingresso al centro urbano. È stato installato non a caso lì, dalle amministrazioni passate, e ha lo scopo di aumentare la sicurezza: di morti in Romea ce ne sono stati tanti, e c’è gente che sfreccia ai 200km all’ora».
Esaltato sui social
«Fleximan» è entrato in azione l’altra sera raggiungendo a piedi il punto in cui è installato l’occhio elettronico, probabilmente accompagnato da qualcuno o a comunque a bordo di un mezzo che poi ha lasciato nelle vicinanze. Spetta agli inquirenti ora incastrare il vandalo che in tantissimi sul web, non solo polesani, stanno osannando sui social network. Tanti esaltano il responsabile - i commenti vanno da «eroe» e «passa anche da noi» - neanche fosse un giustiziere, rispetto a chi riporta bruscamente alla primaria funzione degli autovelox: «Poi piangono quando succede un incidente».
«Non si conclude qualcosa tagliando i velox — reagisce Grossato — Faremo ancora più controlli con i velox mobili con la polizia locale. Dispiace che sui social abbia tanto successo, un personaggio simile non è da santificare».
Quindicimila euro per ripararlo
La modalità con cui ha messo fuori uso l'autovelox è sempre la stessa: un taglio secco alla base del palo con un flessibile.
Michele Grossato non si fa intimidire: «Andremo avanti installando dispositivi anti sabotaggio con telecamere, luce, pali più resistenti. Chi fa queste cose non si rende conto che fa un danno alle tasche dei cittadini. Reinstallare il velox costerà al Comune attorno ai 15mila euro».
Nel Rodigino da fine maggio ad oggi sono stati otto in tutto gli apparecchi rilevatori di velocità abbattuti sempre con lo stesso modus operandi. La serie di "attentati" è iniziata tra il 18 e 19 maggio 2023 con l’abbattimento dell'autovelox posizionato sulla Statale 16 a Bosaro, messo KO per la seconda volta anche tra il 18 e 19 luglio, dopo la reinstallazione. A finire inutilizzabile poco dopo l'autovelox sulla Regionale 482 a Giacciano con Baruchella per ben due volte tra il 28 e il 29 maggio e tra il 1° e il 2 novembre. Poi «Fleximan» si spostato nel Delta: tra il 7 e l’8 agosto e il 25 e 26 dicembre scorsi ha segato l'autovelox di Taglio di Po in località Mazzorno Destro, e sempre nella notte di Natale ha colpito a Corbola. Alla lista si aggiunge, dall’altra sera, anche Rosolina.
Il nostro commento
Anche se condanniamo sempre gli atti di vandalismo, pur se fatti a fin di bene (tipo le ruote sgonfiate ai SUV che inquinano) stavolta vi invitiamo a riflettere.
Certamente i social network non sono assolutamente il mezzo più affidabile per esprimere un pensiero intelligente, anzi...
Tuttavia come non capire che l'unanimità dei consensi a questo gesto è segno della esasperazione della gente?
E perché la gente è esasperata?
Molto semplice.
PRIMO MOTIVO
Per questioni puramente economiche, i Comuni (che ci tengono tanto a sbandierare la loro campagna a favore della sicurezza stradale sul proprio territorio) si trovano a dovere manutenere le strade e poiché i soldi sono sempre pochi in qualsiasi comune italiano e poiché vi sono implicati anche aspetti assicurativi e penali, ecco che risolvono il problema semplicemente abbassando i limiti di velocità su una strada dissestata, senza intervenire per ripristinare il manto stradale.
Qualsiasi incidente che accadrà ad un automobilista o a un motociclista non potrà poi essere imputato alla strada stessa ma al guidatore che principalmente non ha rispettato il (ridicolo) limite di velocità.
La seconda fase consiste nell'acquisto dell'apparecchiatura autovelox: non ci sono i soldi per chiudere le buche, ma per comprare gli autovelox sì.
Ed ecco che combinando le due cose (limiti di velocità assurdamente bassi e presenza di autovelox) il problema delle strade dissestate diventa un vero affare per gli avidi comuni che rimpinguano allegramente le casse municipali!
E le buche rimangono lì, ad esigere il loro tributo di sangue ciclico a danno di automobilisti e motociclisti.
SECONDO MOTIVO
L'autovelox è diventato un vero e proprio Bancomat per i comuni, ma quanti comuni che hanno floridi bilanci grazie al proprio autovelox si sono poi preoccupati di migliorare la sicurezza stradale effettuando una scrupolosa manutenzione delle strade? Quanti comuni che si riempiono la bocca con la parola "sicurezza" hanno poi chiuso le buche delle loro strade? L'ipocrisia dei sindaci di questi comuni è imbarazzante.
Nel 2023, il totale di 1,5 miliardi di euro finiti nelle casse dei Comuni dovrebbe fare riflettere, come fa un po' effetto apprendere che le entrate più consistenti sono concentrate nell'Italia del Nord. I conducenti meno rispettosi delle regole risultano quelli di Firenze, dove la spesa per le violazioni al Codice della Strada pesa per 198 euro pro capite, cosa che onestamente è una follia.
Verrebbe da dire anche che sia logico che l'incasso totale maggiore arrivi da Milano con 147 milioni di euro, trattandosi di una città indubbiamente grande, ma il suo traffico è inferiore a quello di Roma, dove però si elevano meno multe (l'importo complessivo è di 138 milioni); Milano, inoltre, non è molto più estesa di Napoli, dove la somma delle contravvenzioni è risibile, essendo di 22 milioni, pari a quella della piccola Padova.
A Carrodano, un paesino con appena 464 abitanti in provincia di La Spezia, il "multometro" ha sfiorato il milione di euro in un anno (975 mila, per l'esattezza), vincendo di un soffio la "gara "con Colle Santa Lucia (345 abitanti, in provincia di Belluno), dove l'importo è arrivato a quota 747mila.
Incassi che sarebbero benedetti se fossero impiegati per la manutenzione delle strade e per la loro sicurezza, ma ciò non succede di frequente, anzi accade di rado. Sono non succede di frequente, anzi accade di rado. Sono comunque soldi che costituiscono entrate essenziali per i pubblici amministratori, che così riescono a far tornare i conti senza dover ricorrere alle tanto invise tasse.
La domanda che ci si deve porre, però, è un'altra: un numero così alto di contravvenzioni serve davvero a ridurre gli incidenti sulle strade, diminuire i costi sociali dei sinistri e migliorare la circolazione? La loro efficacia è certa se a elevarle sono le pattuglie che operano sulle strade, mentre non lo è se vengono contestate sulla base degli innumerevoli strumenti elettronici installati sulla viabilità proprio dov'è più facile incrementare l'incasso.
TERZO MOTIVO
Se una persona ci tiene alla sicurezza, il deterrente per evitare comportamenti stradali pericolosi va mostrato, non nascosto.
Come tutti sappiamo, il compito principale di un deterrente (fosse esso la videocamera di sorveglianza installata all'ingresso della propria porta o l'allarme installato sulla propria automobile o la catena con lucchetto avvolta al proprio motociclo) non è quello di entrare in azione ma quello di evitare di essere presi di mira.
Orbene, se si parla di evitare comportamenti stradali pericolosi (non c'è solo la velocità), allora gli autovelox dovrebbero sempre essere ben segnalati e ben visibili.
E invece le cronache sono piene di poliziotti municipali mimetizzati tra i cespugli con l'autovelox, di apparecchiature mobili non presidiate, di apparecchiature non omologate (sì, abbiamo avuto anche quelle), di postazioni illegali e di altre nefandezze che hanno solo lo scopo di estorcere legalmente i soldi ai malcapitati utenti stradali motorizzati.
In questi casi, chi ha il coraggio di parlare di "sicurezza"? "Sicurezza" di che cosa? Di fare evitare gli incidenti o di non fare evitare le multe?
Quindi l'uso dell'autovelox:
1) lascia che una pericolosa violazione, quella dei limiti di velocità appunto, continui a essere commessa anche dopo essere stata rilevata, visto che non sempre il trasgressore ha la possibilità di accorgersi di essere stato fotografato;
2) informa il proprietario del veicolo dell'infrazione soltanto mesi dopo, quando il verbale arriva a casa, vanificando così l'effetto deterrente che invece avrebbe la contestazione immediata;
3) colpisce quasi sempre solo nel portafogli, visto che al trasgressore che non confessa spontaneamente non possono essere decurtati punti né sospesa la patente;
4) non si cura, diciamo così, dell'eventualità che al momento della violazione il guidatore possa essere ubriaco, drogato, senza patente perché mai conseguita, sospesa o revocata oppure che il veicolo sia in regola con la revisione o con l'assicurazione e sicuro per circolare, per esempio con luci efficienti e sufficiente battistrada.
QUARTO MOTIVO
In troppi "ci mangiano" sugli autovelox. I comuni, i tecnici, le ditte installatrici, le ditte di manutenzione. Anche se la torta è grande, ecco che a causa degli autovelox sono peggiorate le condizioni di comprensione e di guidabilità delle strade: tangenziali a 2 corsie con limite dei 30 o dei 50 km/h, statali che cambiano limite senza motivo ogni pochi metri, eccetera.
I dissuasori di velocità (piccoli dossi) non fanno cassa, ma sappiamo tutti che sono efficaci deterrenti e fanno ridurre la velocità. Però "non fanno mangiare molto"...
QUINTO MOTIVO
Inutile mentire, meglio dare le dimissioni se si è incapaci di amministrare proficuamente un municipio.
Quando sale alla ribalta della cronaca un giustiziere degli autovelox, ecco che il sindaco di turno cerca di renderlo antipatico ricordando che i danni ricadono sulla collettività.
Ma affermare che «Reinstallare il velox costerà al Comune attorno ai 15mila euro» come ha fatto il sindaco di Rosolina, Miche Grossato, significa sperperare il denaro pubblico!
È mai possibile che sostituire un palo in metallo tagliato costi 15.000 euro? Se l’autovelox non ha subito danni dall'abbattimento (ma anche se li ha subiti non è che cambi molto) è possibile che un comune debba sborsare alle società che hanno in appalto l’installazione di questi strumenti ben 15.000 euro, che sono un'esagerazione?
O il sindaco mente sui costi (prendendo quindi in giro i suoi concittadini) o è un pessimo amministratore che non sa fare due conti.
PERCHÈ LA SICUREZZA NON AUMENTA
Per tutti questi motivi gli autovelox, da soli, non fanno sicurezza.
Fronte sul quale, peraltro, nonostante il proliferare delle telecamere (l'Italia ne è piena, visto che, secondo il Codacons, ne abbiamo 11.130 contro i 7.700 del Regno Unito, i 4.700 della Germania e i 3.780 della Francia), l'Italia continua ad arrancare in Europa, mancando sistematicamente l'obiettivo di dimezzare le vittime della strada e piazzandosi sempre sopra la media dell'Unione Europea nel tasso di decessi per milione di abitanti: 53 contro i 46 della UE, nel 2022.
Peggio di noi hanno fatto soltanto Romania, Bulgaria, Croazia, Portogallo, Lettonia, Grecia e Ungheria.
Insomma, se nel 2022, ultimo dato disponibile, hanno perso la vita sulle nostre strade 3.159 persone (+9,9% rispetto al 2021) in quasi 166 mila incidenti (+9,2%), se due patenti su tre hanno il massimo punteggio ottenibile (30 punti), se più di una su quattro in vent'anni non ha mai subito alcuna decurtazione di punti, se in media ogni permesso di guida perde appena 0,22 punti l'anno, ma ne guadagna 0,79 grazie ai generosi bonus per buona
condotta, se ogni anno i Comuni incassano oltre 1,6 miliardi di euro di multe stradali, se alcuni di essi raggiungono vette himalayane di proventi da velocità… beh, forse c'è qualcosa che non torna: non sarà che gli autovelox non sono poi così efficaci?
O che, anzi, in alcuni casi possano essere persino controproducenti per gli enti che ne fanno uso, se il risultato – come hanno mostrato innumerevoli fatti di cronaca negli ultimi vent'anni – è quello d'indurre forze dell'ordine, magistratura, prefetture, media e comitati di cittadini a mettere gli occhi su procedure amministrative disinvolte, forniture pilotate, installazioni mirate, segnaletica inadeguata e modalità di utilizzo improprie?
Il tutto condito con un indigeribile coinvolgimento di soggetti privati in molte fasi dell'attività sanzionatoria e accompagnato da verifiche di taratura appena annuali, quando invece dovrebbero essere più frequenti per un apparecchio installato all'aperto e acceso 24 ore su 24.
CONCLUSIONE
«Fleximan» ha tutta la nostra solidarietà.
Gli avidi sindaci dei comuni con autovelox e buche no!
Altri argomenti:
Leggi: le strisce pedonali colorate sono illegali!
I SUV: sono il migliore esempio di come NON dovrebbe essere un'automobile
Cronaca - Autovelox in Veneto: segato l'ottavo autovelox, i social lo esaltano: «Eroe»
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Autovelox «Approvato», non «omologato»: sentenza Cassazione che squalifica centinaia di autovelox (e fa tremare i Comuni
Autovelox «Approvato», non «omologato»: sentenza Cassazione che squalifica centinaia di autovelox
Autovelox «Approvato», non «omologato»: sentenza Cassazione che squalifica centinaia di autovelox (e fa tremare i Comuni)
Sebbene in alcune circolari i termini siano stati usati in maniera quasi intercambiabile, le due pratiche sono diverse: così la pronuncia può aprire un vaso di Pandora di ricorsi.
Stesso tema su DMove.it.
Se l’autovelox non è omologato, le multe non valgono. Con la sentenza della Cassazione, migliaia di multe annullabili
Una sentenza della Corte di Cassazione stabilisce che approvazione e omologazione di un autovelox sono concetti diversi. Un tecnicismo, che però potrebbe portare all’annullamento di migliaia di multe.
Ma come si fa a riconoscere gli autovelox omologati e quelli non?
Autovelox, come riconoscere quelli non omologati e come fare ricorso. L'esperto: «Ecco perché le multe sono illegittime»
Emanuele Dalla Palma, avvocato e presidente dell’associazione nazionale Migliore Tutela: «Gli autovelox sono strumenti metrici legali ma non possono operare ai fini sanzionatori perché non hanno la certificazione metrologica legale.
Autovelox. Ecco quindi quando possono sanzionare
Autovelox. Tra multe, irregolarità e sentenze: ecco quando possono sanzionare
Facciamo chiarezza sul caso autovelox grazie alle parole di Luigi Vingiani, avvocato e segretario nazionale Confederazione giudici di pace. Ecco quando un autovelox può multare e cosa potrebbe succedere qualora i sindaci non dovessero rispettare le regole
Autovelox illegali, ecco le tre mosse per fare ricorso velocemente
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Ecco la procedura da seguire se si intende opporsi a una sanzione presa per eccesso di velocità, i tempi da rispettare, i costi da sostenere e tutto quello che c’è da sapere
Questa sentenza nasce da questo utente multato
Autovelox, vince ricorso da 60 euro e rischia di far saltare multe per 50 milioni. «Non voglio essere un paladino»
Andrea Nalesso ha impugnato una sanzione di 60 euro e il giudice gli ha dato ragione. «Effetto inaspettato, i sindaci sapevano che la situazione era esplosiva ma sono rimasti nel limbo»
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Navigard: come funziona l'occhio elettronico che ci sorveglierà dal 2027
Navigard: come funziona l'occhio elettronico che ci sorveglierà dal 2027
Navigard è un occhio digitale che gestisce e integra i dati provenienti dalle più avanzate tecnologie per la sicurezza stradale, rileverà anche le infrazioni
https://youtu.be/L_MBZGzyBSo
L'intelligenza artificiale è uno dei temi più discussi degli ultimi anni. L'implementazione di questa tecnologia ha coinvolto praticamente tutti i settori, compreso quello della sicurezza, in particolare quella stradale, argomento che ci sta molto a cuore.
Negli anni abbiamo visto prendere il largo diversi sistemi innovativi, dai primi autovelox (fissi e mobili), i telelaser e il famoso Tutor. A rivoluzionare la sicurezza stradale, entro il 2027, sarà Navigard: una piattaforma che, grazie ad un complesso sistema di algoritmi, gestisce e integra i dati provenienti dalle più avanzate tecnologie per la sicurezza stradale. Dal controllo dei sorpassi dei mezzi pesanti al monitoraggio del rispetto dei limiti di massa consentiti, dall'accertamento della velocità di transito fino al controllo dei veicoli contromano; questi sono alcune delle funzioni che svolgerà Navigard.
Ma come funziona?
https://www.instagram.com/reel/DDZB0tGu ... c36eef6d4c
In arrivo sulle autostrade gestite da Aspi a partire dal 2027, Navigard rappresenta molto più di un semplice aggiornamento del Tutor. È un sistema intelligente che combina tecnologie all'avanguardia con l'intento di creare un ambiente di guida più sicuro e controllato. Il funzionamento del sistema ruota attorno a una complessa rete di dispositivi tecnologici: radar, videocamere, sensori e persino droni.
Uno degli aspetti più interessanti di Navigard è la capacità di monitorare la velocità media dei veicoli, ma il sistema è in grado di segnalare eventuali superamenti dei limiti consentiti, in tempo reale. Grazie a sofisticati algoritmi, Navigard può anche verificare il rispetto delle corsie, con particolare attenzione ai mezzi pesanti e all'osservanza dell'obbligo di marcia a destra. Un vero e proprio occhio digitale.
Supervisione in galleria e controlli di merci pericolose
Le gallerie, storicamente zone critiche per la sicurezza stradale, diventano un luogo più controllato. Entro il 2026, Navigard sarà dotato di sensori e telecamere che, grazie all'intelligenza artificiale, potranno rilevare istantaneamente:
■ Veicoli in movimento contromano
■ Ostacoli su strade con gallerie superiori a 500 metri
■ Situazioni potenzialmente pericolose
Navigard è in grado poi di valutare il rispetto della massa consentita per i veicoli (tramite i già presenti sensori posizionati sull'asfalto), segnalare alle forze dell'ordine eventuali irregolarità, tracciare il percorso dei mezzi che trasportano merci pericolose e identificare immediatamente eventuali deviazioni da strade consentite.
Ma non è finita qui. Attraverso antenne speciali e un sistema centrale evoluto, Navigard raccoglierà sistematicamente i dati dei tachigrafi sui mezzi pesanti, informazioni sui pedaggi e rilevazioni precise e istantanee.
Questa nuova tecnologia dovrebbe contribuire ad aumentare la sicurezza nelle autostrade. I numeri dei rapporti ACI-ISTAT, a oggi, rendono dati preoccupanti in contesti urbani e sulle strade extraurbane secondarie, mentre sono soddisfacenti nei tratti autostradali.
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L'intelligenza artificiale è uno dei temi più discussi degli ultimi anni. L'implementazione di questa tecnologia ha coinvolto praticamente tutti i settori, compreso quello della sicurezza, in particolare quella stradale, argomento che ci sta molto a cuore.
Negli anni abbiamo visto prendere il largo diversi sistemi innovativi, dai primi autovelox (fissi e mobili), i telelaser e il famoso Tutor. A rivoluzionare la sicurezza stradale, entro il 2027, sarà Navigard: una piattaforma che, grazie ad un complesso sistema di algoritmi, gestisce e integra i dati provenienti dalle più avanzate tecnologie per la sicurezza stradale. Dal controllo dei sorpassi dei mezzi pesanti al monitoraggio del rispetto dei limiti di massa consentiti, dall'accertamento della velocità di transito fino al controllo dei veicoli contromano; questi sono alcune delle funzioni che svolgerà Navigard.
Ma come funziona?
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In arrivo sulle autostrade gestite da Aspi a partire dal 2027, Navigard rappresenta molto più di un semplice aggiornamento del Tutor. È un sistema intelligente che combina tecnologie all'avanguardia con l'intento di creare un ambiente di guida più sicuro e controllato. Il funzionamento del sistema ruota attorno a una complessa rete di dispositivi tecnologici: radar, videocamere, sensori e persino droni.
Uno degli aspetti più interessanti di Navigard è la capacità di monitorare la velocità media dei veicoli, ma il sistema è in grado di segnalare eventuali superamenti dei limiti consentiti, in tempo reale. Grazie a sofisticati algoritmi, Navigard può anche verificare il rispetto delle corsie, con particolare attenzione ai mezzi pesanti e all'osservanza dell'obbligo di marcia a destra. Un vero e proprio occhio digitale.
Supervisione in galleria e controlli di merci pericolose
Le gallerie, storicamente zone critiche per la sicurezza stradale, diventano un luogo più controllato. Entro il 2026, Navigard sarà dotato di sensori e telecamere che, grazie all'intelligenza artificiale, potranno rilevare istantaneamente:
■ Veicoli in movimento contromano
■ Ostacoli su strade con gallerie superiori a 500 metri
■ Situazioni potenzialmente pericolose
Navigard è in grado poi di valutare il rispetto della massa consentita per i veicoli (tramite i già presenti sensori posizionati sull'asfalto), segnalare alle forze dell'ordine eventuali irregolarità, tracciare il percorso dei mezzi che trasportano merci pericolose e identificare immediatamente eventuali deviazioni da strade consentite.
Ma non è finita qui. Attraverso antenne speciali e un sistema centrale evoluto, Navigard raccoglierà sistematicamente i dati dei tachigrafi sui mezzi pesanti, informazioni sui pedaggi e rilevazioni precise e istantanee.
Questa nuova tecnologia dovrebbe contribuire ad aumentare la sicurezza nelle autostrade. I numeri dei rapporti ACI-ISTAT, a oggi, rendono dati preoccupanti in contesti urbani e sulle strade extraurbane secondarie, mentre sono soddisfacenti nei tratti autostradali.
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Omologazione - Autovelox, il Viminale spiega ai prefetti come «difendersi» dall'ondata di ricorsi alle multe
Omologazione - Autovelox, il Viminale spiega ai prefetti come «difendersi» dall'ondata di ricorsi alle multe (e si gioca tutto su due parole precise)
Dopo le sentenze della Cassazione che hanno annullato le multe per mancanza di omologazione, arrivano le «linee guida» ai prefetti per resistere in giudizio. Ora un tavolo tecnico e nuove procedure per evitare perdite milionarie e ricorsi in massa

In alto a sinistra, la circolare del ministero dell'Interno e, a destra, un autovelox
La diatriba sulla validità delle multe rilevate con gli autovelox si arricchisce di un nuovo capitolo. Al centro di tutto, c’è quella che dovrebbe essere una sottigliezza tecnica, ma che si è trasformata in un nodo gordiano il 19 aprile scorso, quando la Corte di Cassazione ha stabilito che i verbali per eccesso di velocità non sono validi se gli apparecchi utilizzati erano approvati ma non omologati.
Per gli Ermellini, infatti, approvazione e omologazione non sono sinonimi: la prima certifica la conformità del dispositivo alle norme, mentre la seconda prevede un controllo più approfondito. Una sentenza «storica», perché nessun autovelox in Italia risulta omologato: manca proprio il decreto che indichi chiaramente la procedura da seguire. Tradotto: migliaia di automobilisti, da aprile, hanno promosso ricorsi per annullare le sanzioni, sperando di farle dichiarare carta straccia.
La Suprema Corte, tra l’altro, ha ribadito questa posizione anche in due successive sentenze, ribaltando il parere del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasportiche, nel 2020, aveva affermato come approvazione e omologazione fossero sostanzialmente equivalenti.
Di fronte al «terremoto» provocato dalla sentenza, però, molti Comuni avevano deciso di «spegnere» le apparecchiature di rilevamento della velocità per evitare di finire in centinaia di contenziosi.
La circolare e i ricorsi
Ed è qui che interviene il documento del Viminale ai prefetti richiamando un parere ricevuto dall’Avvocatura dello Stato, lo scorso 18 dicembre, secondo cui gli enti locali possono resistere in giudizio contro gli automobilisti, sostenendo «la piena omogeneità tra le due procedure, di omologazione e di approvazione».
Un principio che l’Avvocatura invita a suffragare con documenti mai esaminati dalla Corte, in quanto non prodotti nei giudizi già conclusi. La strategia suggerita è chiara: va depositato anche «il decreto di approvazione dello specifico strumento di rilevazione indicato nel verbale di accertamento e, soprattutto, eventuali decreti di omologazione di strumenti, altri e diversi da quelli volti a verificare il superamento dei limiti di velocità».
Le reazioni e il tavolo
«Questa circolare è una notizia certamente positiva - spiega Luigi Altamura, comandante della polizia Locale di Verona e componente per ANCI in Viabilità Italia - perché il ministero dell'Interno obbliga le prefetture a difendere i verbali prodotti da tutti gli organi di polizia stradale che usano gli apparecchi di controllo velocità, con un modello di memoria e ribadendo quanto già scritto dal ministero dei Trasporti con la parificazione delle procedure di omologazione e approvazione. Ora attendiamo il decreto sull'omologazione a cui si sta lavorando anche al tavolo interistituzionale Mit-Anci».
La circolare, inoltre, annuncia l’istituzione di un tavolo tecnico con rappresentanti del Ministero dell’Interno, dell’ANCI e dell’Avvocatura Generale dello Stato. L’obiettivo dichiarato è uniformare le procedure per l’approvazione e l’omologazione degli strumenti di rilevazione della velocità.
La finalità è evitare il ripetersi di simili controversie ma le conseguenze sono già in atto con centinaia di verbali che sono sul tavolo dei giudici italiani.
Che cosa accadrà se le sezioni della Cassazione continueranno a ritenere, malgrado questa circolare, che omologazione e approvazione non siano la stessa procedura?
Le amministrazioni locali potrebbero perdere milioni di euro di entrate derivanti dalle sanzioni, con ripercussioni dirette sui bilanci.
Dopo le sentenze della Cassazione che hanno annullato le multe per mancanza di omologazione, arrivano le «linee guida» ai prefetti per resistere in giudizio. Ora un tavolo tecnico e nuove procedure per evitare perdite milionarie e ricorsi in massa

In alto a sinistra, la circolare del ministero dell'Interno e, a destra, un autovelox
La diatriba sulla validità delle multe rilevate con gli autovelox si arricchisce di un nuovo capitolo. Al centro di tutto, c’è quella che dovrebbe essere una sottigliezza tecnica, ma che si è trasformata in un nodo gordiano il 19 aprile scorso, quando la Corte di Cassazione ha stabilito che i verbali per eccesso di velocità non sono validi se gli apparecchi utilizzati erano approvati ma non omologati.
Per gli Ermellini, infatti, approvazione e omologazione non sono sinonimi: la prima certifica la conformità del dispositivo alle norme, mentre la seconda prevede un controllo più approfondito. Una sentenza «storica», perché nessun autovelox in Italia risulta omologato: manca proprio il decreto che indichi chiaramente la procedura da seguire. Tradotto: migliaia di automobilisti, da aprile, hanno promosso ricorsi per annullare le sanzioni, sperando di farle dichiarare carta straccia.
La Suprema Corte, tra l’altro, ha ribadito questa posizione anche in due successive sentenze, ribaltando il parere del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasportiche, nel 2020, aveva affermato come approvazione e omologazione fossero sostanzialmente equivalenti.
Di fronte al «terremoto» provocato dalla sentenza, però, molti Comuni avevano deciso di «spegnere» le apparecchiature di rilevamento della velocità per evitare di finire in centinaia di contenziosi.
La circolare e i ricorsi
Ed è qui che interviene il documento del Viminale ai prefetti richiamando un parere ricevuto dall’Avvocatura dello Stato, lo scorso 18 dicembre, secondo cui gli enti locali possono resistere in giudizio contro gli automobilisti, sostenendo «la piena omogeneità tra le due procedure, di omologazione e di approvazione».
Un principio che l’Avvocatura invita a suffragare con documenti mai esaminati dalla Corte, in quanto non prodotti nei giudizi già conclusi. La strategia suggerita è chiara: va depositato anche «il decreto di approvazione dello specifico strumento di rilevazione indicato nel verbale di accertamento e, soprattutto, eventuali decreti di omologazione di strumenti, altri e diversi da quelli volti a verificare il superamento dei limiti di velocità».
Le reazioni e il tavolo
«Questa circolare è una notizia certamente positiva - spiega Luigi Altamura, comandante della polizia Locale di Verona e componente per ANCI in Viabilità Italia - perché il ministero dell'Interno obbliga le prefetture a difendere i verbali prodotti da tutti gli organi di polizia stradale che usano gli apparecchi di controllo velocità, con un modello di memoria e ribadendo quanto già scritto dal ministero dei Trasporti con la parificazione delle procedure di omologazione e approvazione. Ora attendiamo il decreto sull'omologazione a cui si sta lavorando anche al tavolo interistituzionale Mit-Anci».
La circolare, inoltre, annuncia l’istituzione di un tavolo tecnico con rappresentanti del Ministero dell’Interno, dell’ANCI e dell’Avvocatura Generale dello Stato. L’obiettivo dichiarato è uniformare le procedure per l’approvazione e l’omologazione degli strumenti di rilevazione della velocità.
La finalità è evitare il ripetersi di simili controversie ma le conseguenze sono già in atto con centinaia di verbali che sono sul tavolo dei giudici italiani.
Che cosa accadrà se le sezioni della Cassazione continueranno a ritenere, malgrado questa circolare, che omologazione e approvazione non siano la stessa procedura?
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Omologazione - Autovelox, in arrivo il decreto: Autovelox automaticamente omologati se del 2017 o anni successivi
Omologazione - Autovelox, in arrivo il decreto: Autovelox automaticamente omologati se del 2017 o anni successivi
La nuova legge metterà la parola fine alle vicende legate ai ricorsi per i dispositivi destinati al controllo della velocità non omologati. Tutti quelli dal 2017 in poi lo saranno senza dover essere soggetti ad ulteriori pratiche
La semplificazione è ormai in dirittura d’arrivo, a quanto pare il nuovo decreto sull'omologazione e le regole per i dispositivi di controllo della velocità arriverà presto e potrà mettere la parola fine alla questione che per diverse volte ha lasciato aperta una porta ai contravventori. È infatti cosa nota che alcuni di questi abbiano sfruttato e colto il lato debole del sistema, per tentare di evitare il pagamento delle sanzioni, proprio attraverso l’impugnazione del verbale sulla base del fatto che il dispositivo non risultava omologato (esempio: "Le Iene: Come difendersi dalle multe irregolari").
C’è da sottolineare che in sede di giudizio non sempre il giudice ha dato ragione a costoro, ma in alcuni casi sì (esempio: "Guida ai 100 all'ora in una strada con obbligo dei 50, multato fa ricorso e vince: «Mancava l'omologazione, la multa è carta straccia»").
Da lì, via al tam tam che ha fatto lievitare il numero di ricorsi proprio sulla base di questa “lacuna”.
Ora il dibattito sull’omologazione degli autovelox è giunto al termine. Il tavolo tecnico che si è occupato della questione fin dallo scorso 25 novembre ha elaborato uno schema di decreto che stabilisce le nuove regole per l'omologazione e l'approvazione dei dispositivi di rilevamento delle infrazioni di velocità, con l'obiettivo di porre fine alle controversie e garantire maggiore chiarezza e uniformità nell'applicazione delle norme.
Secondo quanto anticipato dal sottosegretario ai trasporti Tullio Ferrante durante una recente seduta della Commissione trasporti della Camera, tutti i dispositivi installati a partire dal 2017 saranno automaticamente considerati omologati e conformi alle nuove disposizioni.
Questo significa che i modelli più recenti, già in linea con gli standard tecnici e procedurali previsti, non dovranno sottoporsi a ulteriori verifiche.
Per gli autovelox entrati in funzione prima del 2017, invece, è previsto un regime transitorio. Questi dispositivi dovranno essere sottoposti a ispezioni ad hoc per accertarne la conformità alle nuove norme.
Questo passaggio è fondamentale per garantire che anche i modelli più datati rispettino i requisiti tecnici e di sicurezza stabiliti dal decreto, evitando così contestazioni legali o dubbi sulla validità delle rilevazioni.
A questo punto sarebbe interessante rilevare quanti sono i dispositivi ante 2017, ma per conoscere tale dato occorre interrogare ogni singolo Comune e arrivare a una risposta non è affatto scontato.
La bozza del decreto, una volta ultimata, sarà inviata al MIMIT (Ministero delle imprese e del made in Italy) per l'approvazione definitiva. Questo passaggio segnerà l'inizio di una nuova fase per il controllo della velocità sulle strade italiane, con l'obiettivo di rendere più trasparente ed efficace l'uso degli autovelox, riducendo al contempo le polemiche legate alla loro omologazione.
Attenzione però! Poiché i dispositivi Autovelox devono essere tarati, devono subire un check-up di controllo con cadenza annuale.
E se il Comune si dimenticasse di eseguirlo?
L'utente della strada può richiedere di prendere visione del certificato e se il dispositivo non fosse in regola può sempre fare ricorso...
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AGGIORNAMENTO. Omologazione - Autovelox, il decreto che doveva fare chiarezza è stato sospeso Il Ministero dei trasporti: «Servono approfondimenti»
Il Mit ha sospeso lo schema di decreto, anticipato venerdì dal «Corriere», che «sanava» gli autovelox approvati dal 13 agosto 2017 in poi. Il provvedimento era all'esame dell'Ue. Il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini: «sono necessari ulteriori approfondimenti»

Doveva essere il decreto destinato a mettere ordine nella giungla degli autovelox. Ora è stato sospeso. Lo ha deciso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, su indicazione del vicepremier e ministro Matteo Salvini, perché – si legge in una nota ufficiale – «sono necessari ulteriori approfondimenti». Lo stop arriva dopo la trasmissione del testo a Bruxelles. Congelato, dunque, un provvedimento atteso da 33 anni, che – sulla carta – avrebbe potuto cambiare radicalmente il sistema di rilevamento della velocità in Italia e arginare l’ondata di ricorsi che ha travolto migliaia di multe.
L'anticipazione
Venerdì scorso, il Corriere della Sera aveva anticipato il contenuto del decreto, scatenando un acceso dibattito: tutti gli autovelox approvati dal 13 agosto 2017 in poi – già conformi alle nuove norme di taratura – sarebbero stati considerati automaticamente omologati, senza ulteriori formalità. Una norma transitoria che avrebbe salvato una decina di modelli più recenti e obbligato allo spegnimento quelli più datati, lasciando alle aziende produttrici l'onere di scegliere se richiedere un'omologazione del modello o meno.
Il «vuoto»
Una rivoluzione per molti Comuni, che sarebbero stati costretti a disattivare gran parte della rete di rilevamento. E un colpo deciso ai contenziosi nati sulla distinzione tra approvazione e omologazione. Ma proprio questa norma avrebbe potuto creare un vuoto operativo in piena estate. A lanciare l’allarme è Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona e membro di Anci in Viabilità Italia: «Le disposizioni transitorie del decreto avrebbero spento automaticamente il 90 per cento degli apparati di controllo della velocità solo in Veneto, ma anche in molte altre regioni, perché approvati prima del decreto ministeriale 282/2017. Quali conseguenze avrebbe comportato? E quanti mesi sarebbero serviti al ministero per omologare tutti questi apparati, considerato che servono nuove prove?». Poi l’affondo: «Serve un’analisi ancora più attenta. E come polizie locali chiediamo maggiore ascolto: perché, al di là dei ricorsi, noi abbiamo a cuore una cosa sola, la sicurezza stradale».
Il futuro
Il Mit non ha chiarito nella sua nota se, adesso, il decreto verrà modificato, riscritto o completamente accantonato. Di certo, lo stop fa ripiombare il settore nel caos normativo. In caso di ricorso da parte degli automobilisti, ogni multa verrà valutata singolarmente da prefetti e giudici. La giungla, per ora, resta.
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AGGIORNAMENTO: Autovelox: se manca la prova che funzioni (oltre alla taratura) la multa è nulla
Secondo il Tribunale di Frosinone la taratura e la verifica del funzionamento non sono la stessa cosa. La Prefettura deve pagare le spese legali
La questione autovelox, tra multe e ricorsi di ogni tipo, sta diventando un ginepraio.
Con la sentenza n. 346/25, il Tribunale di Frosinone ha annullato una sanzione per eccesso di velocità, sottolineando un principio fondamentale: la taratura di un autovelox non equivale alla verifica del suo corretto funzionamento. La decisione ha ribaltato quanto stabilito in precedenza dal Giudice di Pace, che aveva respinto il ricorso dell’automobilista.
Il caso riguarda una multa rilevata dalla Polizia Municipale di Veroli lungo la superstrada Sora–Frosinone, all’altezza del Km 17+800 in direzione Ferentino. La sanzione si basava su una fotografia scattata dall’autovelox installato in quel tratto. Il conducente multato aveva impugnato il verbale, ma in primo grado il Giudice di Pace aveva dato ragione all’amministrazione.
Il Tribunale, invece, ha accolto il ricorso, evidenziando che non basta dimostrare la sola taratura dell’apparecchio: è necessario anche fornire prova della sua verifica periodica di funzionamento, elemento imprescindibile per la legittimità dell’accertamento. Poiché tale controllo non era stato documentato, il verbale è stato annullato.
Inoltre, la Prefettura è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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AGGIORNAMENTO: Salvini: «Autovelox, via alla mappatura. E stop a quelli usati solo per fare cassa». Codacons: «Il 67% è fuori norma». Però la mappatura è impossibile da comunicare per la solita burocrazia
Il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, tenta una svolta per arginare le migliaia di ricorsi e annullamenti delle sanzioni. Da settembre gli Enti locali dovranno ora comunicare tutti i dati degli apparecchi
L'Italia dei proclami non si smentisce mai.
Via alla mappatura di tutti gli autovelox. L'obiettivo del ministero guidato da Matteo Salvini «è garantire esclusivamente l'efficacia dei dispositivi che aumentano la sicurezza stradale». E poi: «Non saranno tollerati i dispositivi fuori norma o utili più a fare cassa che a prevenire comportamenti scorretti alla guida». In sintesi: entro settembre sarà operativa, sul sito istituzionale del ministero delle Infrastrutture, una applicazione a servizio degli Enti locali, che avranno due mesi di tempo per inserire tutti i dati degli autovelox. Comuni, Province e Città metropolitane dovranno indicare per ciascun dispositivo la conformità, la marca e il modello.
Oltre che una mossa politica, quella del ministro delle Infrastrutture è una svolta per arginare le decine di migliaia di ricorsi da parte dei cittadini che contestano le multe elevate per eccesso di velocità e che in parte vengono annullate. Secondo il Codacons, infatti, gli apparecchi fuori regola sarebbero la stragrande maggioranza: «Oggi quasi il 60% degli autovelox fissi e oltre il 67% di quelli mobili, oltre a non essere omologato, è stato approvato prima del 2017, data che fa da spartiacque in tema di omologazione e possibile utilizzo degli apparecchi».
Il ministero delle Infrastrutture interviene appunto dopo l'allarme lanciato dal Codacons, che ipotizzava lo stop a tutti gli apparecchi in mancanza di un decreto attuativo. Il ministero non fornisce dettagli sul testo (atteso per il 19 agosto) ma intanto spiega: «Si tratta di una straordinaria operazione verità, anche alla luce della totale mancanza di mappature precise degli autovelox».
Peccato però che gli Enti locali, pur volendo, non possano ad oggi adempiere a tale obbligo: manca infatti il decreto attuativo del Mit che fornisce loro il modulo digitale indispensabile per comunicare i dati richiesti, modulo da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del Decreto Infrastrutture. Questo significa che il ministero, appunto, ha tempo fino al prossimo 19 agosto per varare il decreto attuativo, essendo la legge entrata in vigore lo scorso 20 luglio.
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AGGIORNAMENTO: Autovelox, scatta il censimento nazionale: senza registrazione al portale ministeriale multe nulle dal 30 novembre 2025
È l’effetto del decreto direttoriale del Mit, emanato il 29 settembre 2025, che dà il via a un’operazione verità: certificare quanti sono davvero gli apparecchi utilizzati per rilevare le infrazioni. Dal 30 novembre 2025 scatterà la «tagliola» che cambia tutto: se un autovelox non sarà registrato non potrà più essere usato per fare multe.
Ogni amministrazione sarà obbligata a dichiarare marca, modello, numero di matricola ed estremi di approvazione. Una sorta di carta d’identità elettronica che confluirà in un archivio centralizzato e pubblico. Per la prima volta sarà possibile avere un quadro «unico» di tutto il nostro Paese. Sino a oggi questi dati, infatti, erano detenuti dalle singole prefetture che autorizzano l'adozione di ogni singolo dispositivo elettronico.
Resta però irrisolto il nodo dell’omologazione.
L’articolo 142 del Codice della Strada impone l’uso di apparecchiature «debitamente omologate», ma da 33 anni manca il decreto che stabilisce chi, come e dove debba svolgere questa procedura.
Il governo aveva inviato un testo a Bruxelles, comparso per poche ore sulla piattaforma europea Tris. Dopo la rivelazione del Corriere e le conseguenti polemiche, il provvedimento è stato ritirato.
La conseguenza è che migliaia di verbali restano appesi a un filo. La Cassazione ha ripetutamente chiarito che «omologazione» e «approvazione» non sono sinonimi, ma due procedure distinte ed entrambe indispensabili. Per questo numerose multe sono state annullate insieme alla decurtazione di punti.
Un limbo giuridico che mina la certezza del diritto: mentre lo Stato chiede trasparenza agli enti locali, è proprio lo Stato a non aver ancora fissato la regola «madre».
Allegato: Elenco Autovelox censiti 2025.pdf by italiacbr250
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AGGIORNAMENTO: Autovelox, la Cassazione è stufa: "Basta ricorsi dei Comuni"
La Corte di Cassazione è tornata sul caso degli autovelox non omologati e questa volta lo ha fatto con toni che non lasciano spazio alle interpretazioni. Chiamata a pronunciarsi su un ricorso del Comune di Ventimiglia, lo scorso 7 ottobre 2025. la Suprema Corte ha dichiarato manifestamente infondato il primo dei ricorsi (n. 11737/2025) e ha invitato l’ente a rinunciare anche a tutti gli altri, confermando così una linea già tracciata nelle precedenti ordinanze: “l’approvazione ministeriale non equivale all’omologazione”. Cosa che, evidentemente, i Comuni (che con gli autovelox ci fanno i milioni) non vogliono ammettere.
Il Comune di Ventimiglia sosteneva che il Tribunale di Imperia avesse sbagliato nel distinguere tra approvazione e omologazione degli autovelox. La Cassazione ha però ribadito per l’ennesima volta che questa tesi è ormai superata dalla giurisprudenza consolidata, richiamando la recente ordinanza n. 13996/2025 e altre decisioni conformi. Di conseguenza, il ricorso è stato bollato come infondato e la Corte ha "consigliato" al Comune di ritirare anche gli altri, applicando la procedura accelerata prevista dall’articolo 380-bis del codice di procedura civile. L’ente ha ora 40 giorni di tempo per decidere se rinunciare o insistere nella discussione. In caso contrario, la Cassazione procederà con la dichiarazione di estinzione.
Nel frattempo, anche in consiglio comunale la questione ha fatto discutere. “Da oltre un anno e mezzo vengono erogate dal Comune di Ventimiglia sanzioni tramite autovelox, annullate frequentemente dal Giudice di Pace. Vista la proposta di delibera - aveva dichiarato l'opposizione - e il debito fuori bilancio ammonta a 13 mila euro per il pagamento delle spese legali di circa 400 ricorsi. Il Tribunale ha già emesso 30 sentenze condannando l’ente al pagamento del doppio del contributo unificato. Il Comune continua a usare gli autovelox nonostante la questione dell’omologazione sia tuttora aperta”. Un comportamento che, alla luce dell’ennesimo richiamo della Cassazione, appare difficile da giustificare. Continuare a opporsi significa solo sprecare denaro pubblico e alimentare un contenzioso che non ha più senso, perché il principio è (o almeno dovrebbe essere) ormai chiaro: senza omologazione, la multa non regge.
Occorrerà ripeterlo un’altra volta?
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AGGIORNAMENTO: Autovelox, la Prefettura di Belluno archivia tutto
Dopo mesi di silenzio, arriva la conferma: tutti i ricorsi per eccesso di velocità presentati nel 2024 al Prefetto di Belluno sono stati archiviati. Nessuna spiegazione ufficiale, nessun decreto motivato. Una scelta che, secondo l’associazione Altvelox, segna "un punto di non ritorno" nella lunga e controversa vicenda degli autovelox italiani.
La Prefettura ha infatti lasciato scadere i termini previsti dalla legge 241/1990, facendo così scattare automaticamente il cosiddetto "silenzio-assenso", per cui, trascorsi 210 giorni senza risposta, il ricorso si intende accolto e la multa decade. In pratica, i cittadini hanno vinto – ma senza sapere il perché.
L’associazione ha denunciato il comportamento della Prefettura, che per mesi non ha fornito risposte ai cittadini. Solo a ottobre, dopo un sollecito formale, è arrivata la conferma: "Tutti i procedimenti sono stati chiusi e le contestazioni archiviate". Tradotto: tutte le multe annullate, una dopo l’altra, senza un decreto motivato.
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AGGIORNAMENTO: Tutor in autostrada, si rischia lo spegnimento su 83 tratte: «Anche quasi tutti i telelaser fuori gioco per il decreto omologazioni»
Il decreto sull’omologazione degli autovelox, inviato a Bruxelles martedì scorso, se tornerà in Italia a maggio senza osservazioni e verrà pubblicato in Gazzetta ufficiale, entrerà in vigore presumibilmente entro fine maggio. I paletti fissati dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel testo avranno come conseguenza lo spegnimento di 2.591 misuratori di velocità, omologando automaticamente i restanti 1.282 censiti sulla piattaforma digitale del ministero. Scendendo nel dettaglio, si tratta di autovelox, Vergilius, Tutor e telelaser.
I Tutor
«In particolare, andranno spenti i Tutor che vigilano in autostrada su almeno 83 tratte», lungo alcuni degli assi più trafficati del Paese. Dall’A1 Milano–Roma–Napoli all’A4 Torino–Trieste, dalla A13 Bologna–Padova alla A14 Adriatica, fino all’A16 Napoli–Canosa. Interi corridoi strategici. «I criteri contenuti nel testo escludono automaticamente i Tutor di vecchia generazione, quelli approvati con decreti che vanno dal 2004 al maggio del 2017», spiega Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona e referente nazionale di Anci in Viabilità Italia. Dispositivi elettronici che non rispetteranno più gli standard fissati dal ministero. «Nei mesi successivi all'entrata in vigore del decreto bisognerà capire se si sceglierà di sottoporli alla nuova procedura di omologazione. Il risultato? Mesi di inattività e di “liberi tutti” sulle strade».
Le reazioni
Ma il punto è che non si tratta di sistemi marginali. I dati storici mostrano che, dopo l’installazione dei Tutor, la velocità di picco è diminuita del 25 per cento e la velocità media del 15 per cento sulle tratte controllate. Ancora più significativo l’effetto sulle persone: sin dal primo anno il tasso di mortalità si è ridotto del 56 per cento. «Tradotto significa che questi dispositivi hanno salvato nel tempo migliaia di vite – spiega Stefano Guarnieri, presidente dell’associazione intitolata a suo figlio Lorenzo, ucciso a 17 anni sulla strada, promotrice della legge sull’omicidio stradale – perché la prima causa di scontri con morti in Italia è la velocità. I dati dei Tutor si spiegano da soli e dimostrano perché questi dispositivi abbiano rappresentato, negli anni, uno dei pochi strumenti capaci di modificare in modo stabile i comportamenti di guida. Se il decreto entrerà in vigore così, il rischio di aumentare le vittime è concreto».
Anche le associazioni che si occupano di sicurezza stradale da anni, come Asaps, protestano. «Lo diciamo con chiarezza – afferma il presidente Giordano Biserni – spegnere sistemi che hanno dimostrato di funzionare in centinaia di tratte è una deregulation improvvisa, proprio all’inizio dell’estate, quando il traffico cresce e le collisioni più gravi si concentrano». Poi aggiunge: «È un errore grave spegnerli, perché il Tutor è stato anche accettato dai guidatori come strumento “equo”: misura la velocità media lungo un determinato tratto e non quella istantanea come l’autovelox, dove pochi chilometri orari in un solo momento del viaggio possono tradursi in una multa».
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AGGIORNAMENTO: Autovelox, Multa? La guida per capire se la sanzione è valida o meno
Il primo controllo: i requisiti formali del verbale
Prima ancora di verificare la legittimità dell'autovelox utilizzato, ogni utente deve controllare che il verbale di contestazione rispetti i requisiti formali previsti dalla legge. Il primo elemento da verificare è la tempestività della notifica: la multa deve essere comunicata entro 90 giorni dalla data dell'infrazione. Superato questo termine, la sanzione è automaticamente nulla, indipendentemente dalla validità del dispositivo di rilevamento. Si tratta di un diritto fondamentale del cittadino, previsto dall'articolo 201 del Codice della Strada, che garantisce la possibilità di ricordare le circostanze della presunta violazione.
Il secondo passaggio consiste nella verifica meticolosa di tutti i dati riportati sul verbale: luogo esatto della violazione, data, orario e modalità di rilevamento devono essere indicati con precisione. La mancanza o l'imprecisione di uno qualsiasi di questi elementi costituisce un vizio formale che può rendere la sanzione annullabile. Particolare attenzione va prestata alla descrizione del punto esatto in cui sarebbe avvenuta l'infrazione: indicazioni generiche come "SS16" senza ulteriori specificazioni possono essere motivo di contestazione, poiché non consentono al sanzionato di individuare con certezza il luogo della violazione.
Il terzo passaggio è cruciale: verificare se il dispositivo che ha rilevato la velocità è regolarmente omologato e inserito nell'elenco ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Sul verbale deve essere riportato il numero di matricola dell'autovelox utilizzato. Con questo dato alla mano, è possibile controllare se l'apparecchio figura nel registro dei dispositivi conformi pubblicato dal MIT.
Ad oggi, sono valide solo le multe derivanti da apparecchi elettronici inseriti in questo elenco ufficiale.
La situazione attuale è piuttosto eloquente: secondo le stime, su oltre 11mila autovelox presenti sul territorio nazionale, solo circa 3.700 risulterebbero conformi ai requisiti di legge. Ma il dato fornito dallo stesso Ministero è ancora più drastico: "poco più di mille" sono i dispositivi che rispettano pienamente gli standard di omologazione. Questo significa che la stragrande maggioranza degli autovelox attualmente attivi potrebbe generare multe contestabili.
Un'attenzione particolare va prestata ai dispositivi installati prima del 2017: per questi apparecchi valgono normative diverse e spesso risultano privi dell'omologazione richiesta dalle norme più recenti. Se il verbale indica o si riesce a risalire a un autovelox pre-2017, le possibilità di successo di un eventuale ricorso aumentano considerevolmente.
Non è infrequente ricevere verbali in cui mancano completamente i dati identificativi dell'autovelox utilizzato: né la matricola, né il modello, né altre informazioni che permettano di risalire al dispositivo. In questi casi, la legge riconosce al cittadino il diritto di accedere agli atti del procedimento. È consigliabile presentare formale istanza di accesso agli atti alla polizia locale o all'ente che ha emesso la sanzione, richiedendo specificatamente i dati del dispositivo di rilevamento, il certificato di omologazione, i verbali di taratura e manutenzione.
La normativa prevede che l'amministrazione risponda entro 30 giorni dalla richiesta. Se questa scadenza non viene rispettata e la documentazione richiesta non viene fornita nei tempi di legge, si configura un'inadempienza che costituisce ulteriore motivo di contestazione della sanzione. Il silenzio dell'amministrazione può essere interpretato come impossibilità di fornire la prova della legittimità del rilevamento, rafforzando così le ragioni del ricorso.
Omologazione o approvazione?
Per comprendere appieno come verificare la validità di una multa, è necessario conoscere la distinzione fondamentale emersa dalla giurisprudenza. Il 19 aprile 2024 la Corte di Cassazione ha stabilito un principio dirompente: in assenza di omologazione ogni sanzione è da ritenersi nulla. Non basta più che un dispositivo sia semplicemente "approvato" o "autorizzato": deve essere formalmente omologato secondo gli standard previsti dalla normativa vigente.
Successivamente, la Suprema Corte ha aggiunto un'ulteriore precisazione: il ricorso è valido esclusivamente nei casi in cui ad esso si associ una querela in falso nei confronti dell'autore della multa, qualora l'omologazione sia millantata. In pratica, se sul verbale viene dichiarata un'omologazione inesistente, oltre al ricorso amministrativo o giurisdizionale è necessario presentare anche querela in falso, accusando chi ha redatto il verbale di aver attestato il falso. Si tratta di uno strumento giuridico più complesso, che richiede necessariamente l'assistenza di un legale, ma che può rivelarsi decisivo quando l'amministrazione ha fornito informazioni non veritiere.
Come funziona il ricorso: le due strade possibili
Una volta appurato che la sanzione presenta elementi di illegittimità, il primo passo fondamentale è non pagare l'ammenda. Il pagamento, anche parziale, anche in forma ridotta, viene infatti interpretato come accettazione della sanzione e preclude la possibilità di contestarla successivamente. Le strade percorribili per opporsi formalmente alla multa sono due, con caratteristiche, costi e tempistiche differenti.
La prima opzione è il ricorso al prefetto, che deve essere presentato entro 60 giorni dalla notifica del verbale. Si tratta di un procedimento amministrativo che ha il grande vantaggio di essere completamente gratuito: non sono richiesti contributi, marche da bollo o spese legali obbligatorie. Il ricorso può essere presentato in carta semplice, elencando tutti i motivi per cui si ritiene illegittima la sanzione. Tuttavia, questa strada presenta un rischio significativo che va valutato attentamente: se il ricorso viene rigettato, l'importo da pagare raddoppia automaticamente. Alla somma originaria si aggiungono le spese del procedimento e la sanzione accessoria, rendendo questa opzione rischiosa per chi non ha elementi di contestazione molto solidi.
La seconda via è il ricorso al giudice di pace, che va depositato entro 30 giorni dalla notifica. Questa opzione prevede il pagamento di un contributo unificato, il cui importo varia in base al valore della controversia, e generalmente rende consigliabile l'assistenza di un avvocato, con i relativi costi. Tuttavia, offre maggiori garanzie procedurali: il contraddittorio si svolge davanti a un giudice terzo e imparziale, con la possibilità di produrre prove documentali, testimonianze e consulenze tecniche. In caso di rigetto, non scatta il raddoppio della sanzione come nel ricorso al prefetto, elemento che rende questa strada più sicura, seppur più onerosa.
Se anche il giudice di pace rigetta il ricorso, resta la possibilità di rivolgersi al Tribunale Civile in sede di appello, un ulteriore grado di giudizio che però comporta costi legali ancora più elevati e tempi processuali più lunghi.
Che cosa cambia con l'intervento del governo
Il governo è consapevole della gravità della situazione e della necessità di un intervento normativo urgente. Con solo 1.282 dispositivi pienamente a norma su oltre 11mila presenti sul territorio, il sistema sanzionatorio "autovelox" rischia il collasso. L'esecutivo sta preparando un decreto che dovrebbe essere varato nelle prossime settimane con un duplice obiettivo: da un lato rendere incontestabili le sanzioni derivanti dagli autovelox effettivamente conformi, dall'altro definire un percorso di dismissione o aggiornamento per tutti gli altri.
Il Ministero delle Infrastrutture ha già disposto che su oltre 11mila apparecchi dovrebbero esserne "salvati" 1.282, mentre tutti gli altri, temporaneamente disattivati, dovranno essere aggiornati laddove possibile oppure definitivamente rimossi. Questa operazione di "piazza pulita" richiederà mesi e comporterà inevitabilmente un periodo di transizione durante il quale le contestazioni continueranno ad arrivare a prefetture e tribunali.
Un ultimo consiglio: considerare l'opportunità di consultare un legale specializzato in diritto della circolazione stradale. Molti studi legali offrono consulenze che possono aiutare a valutare le reali possibilità di successo di un ricorso.
La nuova legge metterà la parola fine alle vicende legate ai ricorsi per i dispositivi destinati al controllo della velocità non omologati. Tutti quelli dal 2017 in poi lo saranno senza dover essere soggetti ad ulteriori pratiche
La semplificazione è ormai in dirittura d’arrivo, a quanto pare il nuovo decreto sull'omologazione e le regole per i dispositivi di controllo della velocità arriverà presto e potrà mettere la parola fine alla questione che per diverse volte ha lasciato aperta una porta ai contravventori. È infatti cosa nota che alcuni di questi abbiano sfruttato e colto il lato debole del sistema, per tentare di evitare il pagamento delle sanzioni, proprio attraverso l’impugnazione del verbale sulla base del fatto che il dispositivo non risultava omologato (esempio: "Le Iene: Come difendersi dalle multe irregolari").
C’è da sottolineare che in sede di giudizio non sempre il giudice ha dato ragione a costoro, ma in alcuni casi sì (esempio: "Guida ai 100 all'ora in una strada con obbligo dei 50, multato fa ricorso e vince: «Mancava l'omologazione, la multa è carta straccia»").
Da lì, via al tam tam che ha fatto lievitare il numero di ricorsi proprio sulla base di questa “lacuna”.
Ora il dibattito sull’omologazione degli autovelox è giunto al termine. Il tavolo tecnico che si è occupato della questione fin dallo scorso 25 novembre ha elaborato uno schema di decreto che stabilisce le nuove regole per l'omologazione e l'approvazione dei dispositivi di rilevamento delle infrazioni di velocità, con l'obiettivo di porre fine alle controversie e garantire maggiore chiarezza e uniformità nell'applicazione delle norme.
Secondo quanto anticipato dal sottosegretario ai trasporti Tullio Ferrante durante una recente seduta della Commissione trasporti della Camera, tutti i dispositivi installati a partire dal 2017 saranno automaticamente considerati omologati e conformi alle nuove disposizioni.
Questo significa che i modelli più recenti, già in linea con gli standard tecnici e procedurali previsti, non dovranno sottoporsi a ulteriori verifiche.
Per gli autovelox entrati in funzione prima del 2017, invece, è previsto un regime transitorio. Questi dispositivi dovranno essere sottoposti a ispezioni ad hoc per accertarne la conformità alle nuove norme.
Questo passaggio è fondamentale per garantire che anche i modelli più datati rispettino i requisiti tecnici e di sicurezza stabiliti dal decreto, evitando così contestazioni legali o dubbi sulla validità delle rilevazioni.
A questo punto sarebbe interessante rilevare quanti sono i dispositivi ante 2017, ma per conoscere tale dato occorre interrogare ogni singolo Comune e arrivare a una risposta non è affatto scontato.
La bozza del decreto, una volta ultimata, sarà inviata al MIMIT (Ministero delle imprese e del made in Italy) per l'approvazione definitiva. Questo passaggio segnerà l'inizio di una nuova fase per il controllo della velocità sulle strade italiane, con l'obiettivo di rendere più trasparente ed efficace l'uso degli autovelox, riducendo al contempo le polemiche legate alla loro omologazione.
Attenzione però! Poiché i dispositivi Autovelox devono essere tarati, devono subire un check-up di controllo con cadenza annuale.
E se il Comune si dimenticasse di eseguirlo?
L'utente della strada può richiedere di prendere visione del certificato e se il dispositivo non fosse in regola può sempre fare ricorso...
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AGGIORNAMENTO. Omologazione - Autovelox, il decreto che doveva fare chiarezza è stato sospeso Il Ministero dei trasporti: «Servono approfondimenti»
Il Mit ha sospeso lo schema di decreto, anticipato venerdì dal «Corriere», che «sanava» gli autovelox approvati dal 13 agosto 2017 in poi. Il provvedimento era all'esame dell'Ue. Il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini: «sono necessari ulteriori approfondimenti»

Doveva essere il decreto destinato a mettere ordine nella giungla degli autovelox. Ora è stato sospeso. Lo ha deciso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, su indicazione del vicepremier e ministro Matteo Salvini, perché – si legge in una nota ufficiale – «sono necessari ulteriori approfondimenti». Lo stop arriva dopo la trasmissione del testo a Bruxelles. Congelato, dunque, un provvedimento atteso da 33 anni, che – sulla carta – avrebbe potuto cambiare radicalmente il sistema di rilevamento della velocità in Italia e arginare l’ondata di ricorsi che ha travolto migliaia di multe.
L'anticipazione
Venerdì scorso, il Corriere della Sera aveva anticipato il contenuto del decreto, scatenando un acceso dibattito: tutti gli autovelox approvati dal 13 agosto 2017 in poi – già conformi alle nuove norme di taratura – sarebbero stati considerati automaticamente omologati, senza ulteriori formalità. Una norma transitoria che avrebbe salvato una decina di modelli più recenti e obbligato allo spegnimento quelli più datati, lasciando alle aziende produttrici l'onere di scegliere se richiedere un'omologazione del modello o meno.
Il «vuoto»
Una rivoluzione per molti Comuni, che sarebbero stati costretti a disattivare gran parte della rete di rilevamento. E un colpo deciso ai contenziosi nati sulla distinzione tra approvazione e omologazione. Ma proprio questa norma avrebbe potuto creare un vuoto operativo in piena estate. A lanciare l’allarme è Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona e membro di Anci in Viabilità Italia: «Le disposizioni transitorie del decreto avrebbero spento automaticamente il 90 per cento degli apparati di controllo della velocità solo in Veneto, ma anche in molte altre regioni, perché approvati prima del decreto ministeriale 282/2017. Quali conseguenze avrebbe comportato? E quanti mesi sarebbero serviti al ministero per omologare tutti questi apparati, considerato che servono nuove prove?». Poi l’affondo: «Serve un’analisi ancora più attenta. E come polizie locali chiediamo maggiore ascolto: perché, al di là dei ricorsi, noi abbiamo a cuore una cosa sola, la sicurezza stradale».
Il futuro
Il Mit non ha chiarito nella sua nota se, adesso, il decreto verrà modificato, riscritto o completamente accantonato. Di certo, lo stop fa ripiombare il settore nel caos normativo. In caso di ricorso da parte degli automobilisti, ogni multa verrà valutata singolarmente da prefetti e giudici. La giungla, per ora, resta.
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AGGIORNAMENTO: Autovelox: se manca la prova che funzioni (oltre alla taratura) la multa è nulla
Secondo il Tribunale di Frosinone la taratura e la verifica del funzionamento non sono la stessa cosa. La Prefettura deve pagare le spese legali
La questione autovelox, tra multe e ricorsi di ogni tipo, sta diventando un ginepraio.
Con la sentenza n. 346/25, il Tribunale di Frosinone ha annullato una sanzione per eccesso di velocità, sottolineando un principio fondamentale: la taratura di un autovelox non equivale alla verifica del suo corretto funzionamento. La decisione ha ribaltato quanto stabilito in precedenza dal Giudice di Pace, che aveva respinto il ricorso dell’automobilista.
Il caso riguarda una multa rilevata dalla Polizia Municipale di Veroli lungo la superstrada Sora–Frosinone, all’altezza del Km 17+800 in direzione Ferentino. La sanzione si basava su una fotografia scattata dall’autovelox installato in quel tratto. Il conducente multato aveva impugnato il verbale, ma in primo grado il Giudice di Pace aveva dato ragione all’amministrazione.
Il Tribunale, invece, ha accolto il ricorso, evidenziando che non basta dimostrare la sola taratura dell’apparecchio: è necessario anche fornire prova della sua verifica periodica di funzionamento, elemento imprescindibile per la legittimità dell’accertamento. Poiché tale controllo non era stato documentato, il verbale è stato annullato.
Inoltre, la Prefettura è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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AGGIORNAMENTO: Salvini: «Autovelox, via alla mappatura. E stop a quelli usati solo per fare cassa». Codacons: «Il 67% è fuori norma». Però la mappatura è impossibile da comunicare per la solita burocrazia
Il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, tenta una svolta per arginare le migliaia di ricorsi e annullamenti delle sanzioni. Da settembre gli Enti locali dovranno ora comunicare tutti i dati degli apparecchi
L'Italia dei proclami non si smentisce mai.
Via alla mappatura di tutti gli autovelox. L'obiettivo del ministero guidato da Matteo Salvini «è garantire esclusivamente l'efficacia dei dispositivi che aumentano la sicurezza stradale». E poi: «Non saranno tollerati i dispositivi fuori norma o utili più a fare cassa che a prevenire comportamenti scorretti alla guida». In sintesi: entro settembre sarà operativa, sul sito istituzionale del ministero delle Infrastrutture, una applicazione a servizio degli Enti locali, che avranno due mesi di tempo per inserire tutti i dati degli autovelox. Comuni, Province e Città metropolitane dovranno indicare per ciascun dispositivo la conformità, la marca e il modello.
Oltre che una mossa politica, quella del ministro delle Infrastrutture è una svolta per arginare le decine di migliaia di ricorsi da parte dei cittadini che contestano le multe elevate per eccesso di velocità e che in parte vengono annullate. Secondo il Codacons, infatti, gli apparecchi fuori regola sarebbero la stragrande maggioranza: «Oggi quasi il 60% degli autovelox fissi e oltre il 67% di quelli mobili, oltre a non essere omologato, è stato approvato prima del 2017, data che fa da spartiacque in tema di omologazione e possibile utilizzo degli apparecchi».
Il ministero delle Infrastrutture interviene appunto dopo l'allarme lanciato dal Codacons, che ipotizzava lo stop a tutti gli apparecchi in mancanza di un decreto attuativo. Il ministero non fornisce dettagli sul testo (atteso per il 19 agosto) ma intanto spiega: «Si tratta di una straordinaria operazione verità, anche alla luce della totale mancanza di mappature precise degli autovelox».
Peccato però che gli Enti locali, pur volendo, non possano ad oggi adempiere a tale obbligo: manca infatti il decreto attuativo del Mit che fornisce loro il modulo digitale indispensabile per comunicare i dati richiesti, modulo da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del Decreto Infrastrutture. Questo significa che il ministero, appunto, ha tempo fino al prossimo 19 agosto per varare il decreto attuativo, essendo la legge entrata in vigore lo scorso 20 luglio.
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AGGIORNAMENTO: Autovelox, scatta il censimento nazionale: senza registrazione al portale ministeriale multe nulle dal 30 novembre 2025
È l’effetto del decreto direttoriale del Mit, emanato il 29 settembre 2025, che dà il via a un’operazione verità: certificare quanti sono davvero gli apparecchi utilizzati per rilevare le infrazioni. Dal 30 novembre 2025 scatterà la «tagliola» che cambia tutto: se un autovelox non sarà registrato non potrà più essere usato per fare multe.
Ogni amministrazione sarà obbligata a dichiarare marca, modello, numero di matricola ed estremi di approvazione. Una sorta di carta d’identità elettronica che confluirà in un archivio centralizzato e pubblico. Per la prima volta sarà possibile avere un quadro «unico» di tutto il nostro Paese. Sino a oggi questi dati, infatti, erano detenuti dalle singole prefetture che autorizzano l'adozione di ogni singolo dispositivo elettronico.
Resta però irrisolto il nodo dell’omologazione.
L’articolo 142 del Codice della Strada impone l’uso di apparecchiature «debitamente omologate», ma da 33 anni manca il decreto che stabilisce chi, come e dove debba svolgere questa procedura.
Il governo aveva inviato un testo a Bruxelles, comparso per poche ore sulla piattaforma europea Tris. Dopo la rivelazione del Corriere e le conseguenti polemiche, il provvedimento è stato ritirato.
La conseguenza è che migliaia di verbali restano appesi a un filo. La Cassazione ha ripetutamente chiarito che «omologazione» e «approvazione» non sono sinonimi, ma due procedure distinte ed entrambe indispensabili. Per questo numerose multe sono state annullate insieme alla decurtazione di punti.
Un limbo giuridico che mina la certezza del diritto: mentre lo Stato chiede trasparenza agli enti locali, è proprio lo Stato a non aver ancora fissato la regola «madre».
Allegato: Elenco Autovelox censiti 2025.pdf by italiacbr250
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AGGIORNAMENTO: Autovelox, la Cassazione è stufa: "Basta ricorsi dei Comuni"
La Corte di Cassazione è tornata sul caso degli autovelox non omologati e questa volta lo ha fatto con toni che non lasciano spazio alle interpretazioni. Chiamata a pronunciarsi su un ricorso del Comune di Ventimiglia, lo scorso 7 ottobre 2025. la Suprema Corte ha dichiarato manifestamente infondato il primo dei ricorsi (n. 11737/2025) e ha invitato l’ente a rinunciare anche a tutti gli altri, confermando così una linea già tracciata nelle precedenti ordinanze: “l’approvazione ministeriale non equivale all’omologazione”. Cosa che, evidentemente, i Comuni (che con gli autovelox ci fanno i milioni) non vogliono ammettere.
Il Comune di Ventimiglia sosteneva che il Tribunale di Imperia avesse sbagliato nel distinguere tra approvazione e omologazione degli autovelox. La Cassazione ha però ribadito per l’ennesima volta che questa tesi è ormai superata dalla giurisprudenza consolidata, richiamando la recente ordinanza n. 13996/2025 e altre decisioni conformi. Di conseguenza, il ricorso è stato bollato come infondato e la Corte ha "consigliato" al Comune di ritirare anche gli altri, applicando la procedura accelerata prevista dall’articolo 380-bis del codice di procedura civile. L’ente ha ora 40 giorni di tempo per decidere se rinunciare o insistere nella discussione. In caso contrario, la Cassazione procederà con la dichiarazione di estinzione.
Nel frattempo, anche in consiglio comunale la questione ha fatto discutere. “Da oltre un anno e mezzo vengono erogate dal Comune di Ventimiglia sanzioni tramite autovelox, annullate frequentemente dal Giudice di Pace. Vista la proposta di delibera - aveva dichiarato l'opposizione - e il debito fuori bilancio ammonta a 13 mila euro per il pagamento delle spese legali di circa 400 ricorsi. Il Tribunale ha già emesso 30 sentenze condannando l’ente al pagamento del doppio del contributo unificato. Il Comune continua a usare gli autovelox nonostante la questione dell’omologazione sia tuttora aperta”. Un comportamento che, alla luce dell’ennesimo richiamo della Cassazione, appare difficile da giustificare. Continuare a opporsi significa solo sprecare denaro pubblico e alimentare un contenzioso che non ha più senso, perché il principio è (o almeno dovrebbe essere) ormai chiaro: senza omologazione, la multa non regge.
Occorrerà ripeterlo un’altra volta?
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AGGIORNAMENTO: Autovelox, la Prefettura di Belluno archivia tutto
Dopo mesi di silenzio, arriva la conferma: tutti i ricorsi per eccesso di velocità presentati nel 2024 al Prefetto di Belluno sono stati archiviati. Nessuna spiegazione ufficiale, nessun decreto motivato. Una scelta che, secondo l’associazione Altvelox, segna "un punto di non ritorno" nella lunga e controversa vicenda degli autovelox italiani.
La Prefettura ha infatti lasciato scadere i termini previsti dalla legge 241/1990, facendo così scattare automaticamente il cosiddetto "silenzio-assenso", per cui, trascorsi 210 giorni senza risposta, il ricorso si intende accolto e la multa decade. In pratica, i cittadini hanno vinto – ma senza sapere il perché.
L’associazione ha denunciato il comportamento della Prefettura, che per mesi non ha fornito risposte ai cittadini. Solo a ottobre, dopo un sollecito formale, è arrivata la conferma: "Tutti i procedimenti sono stati chiusi e le contestazioni archiviate". Tradotto: tutte le multe annullate, una dopo l’altra, senza un decreto motivato.
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AGGIORNAMENTO: Tutor in autostrada, si rischia lo spegnimento su 83 tratte: «Anche quasi tutti i telelaser fuori gioco per il decreto omologazioni»
Il decreto sull’omologazione degli autovelox, inviato a Bruxelles martedì scorso, se tornerà in Italia a maggio senza osservazioni e verrà pubblicato in Gazzetta ufficiale, entrerà in vigore presumibilmente entro fine maggio. I paletti fissati dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel testo avranno come conseguenza lo spegnimento di 2.591 misuratori di velocità, omologando automaticamente i restanti 1.282 censiti sulla piattaforma digitale del ministero. Scendendo nel dettaglio, si tratta di autovelox, Vergilius, Tutor e telelaser.
I Tutor
«In particolare, andranno spenti i Tutor che vigilano in autostrada su almeno 83 tratte», lungo alcuni degli assi più trafficati del Paese. Dall’A1 Milano–Roma–Napoli all’A4 Torino–Trieste, dalla A13 Bologna–Padova alla A14 Adriatica, fino all’A16 Napoli–Canosa. Interi corridoi strategici. «I criteri contenuti nel testo escludono automaticamente i Tutor di vecchia generazione, quelli approvati con decreti che vanno dal 2004 al maggio del 2017», spiega Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona e referente nazionale di Anci in Viabilità Italia. Dispositivi elettronici che non rispetteranno più gli standard fissati dal ministero. «Nei mesi successivi all'entrata in vigore del decreto bisognerà capire se si sceglierà di sottoporli alla nuova procedura di omologazione. Il risultato? Mesi di inattività e di “liberi tutti” sulle strade».
Le reazioni
Ma il punto è che non si tratta di sistemi marginali. I dati storici mostrano che, dopo l’installazione dei Tutor, la velocità di picco è diminuita del 25 per cento e la velocità media del 15 per cento sulle tratte controllate. Ancora più significativo l’effetto sulle persone: sin dal primo anno il tasso di mortalità si è ridotto del 56 per cento. «Tradotto significa che questi dispositivi hanno salvato nel tempo migliaia di vite – spiega Stefano Guarnieri, presidente dell’associazione intitolata a suo figlio Lorenzo, ucciso a 17 anni sulla strada, promotrice della legge sull’omicidio stradale – perché la prima causa di scontri con morti in Italia è la velocità. I dati dei Tutor si spiegano da soli e dimostrano perché questi dispositivi abbiano rappresentato, negli anni, uno dei pochi strumenti capaci di modificare in modo stabile i comportamenti di guida. Se il decreto entrerà in vigore così, il rischio di aumentare le vittime è concreto».
Anche le associazioni che si occupano di sicurezza stradale da anni, come Asaps, protestano. «Lo diciamo con chiarezza – afferma il presidente Giordano Biserni – spegnere sistemi che hanno dimostrato di funzionare in centinaia di tratte è una deregulation improvvisa, proprio all’inizio dell’estate, quando il traffico cresce e le collisioni più gravi si concentrano». Poi aggiunge: «È un errore grave spegnerli, perché il Tutor è stato anche accettato dai guidatori come strumento “equo”: misura la velocità media lungo un determinato tratto e non quella istantanea come l’autovelox, dove pochi chilometri orari in un solo momento del viaggio possono tradursi in una multa».
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AGGIORNAMENTO: Autovelox, Multa? La guida per capire se la sanzione è valida o meno
Il primo controllo: i requisiti formali del verbale
Prima ancora di verificare la legittimità dell'autovelox utilizzato, ogni utente deve controllare che il verbale di contestazione rispetti i requisiti formali previsti dalla legge. Il primo elemento da verificare è la tempestività della notifica: la multa deve essere comunicata entro 90 giorni dalla data dell'infrazione. Superato questo termine, la sanzione è automaticamente nulla, indipendentemente dalla validità del dispositivo di rilevamento. Si tratta di un diritto fondamentale del cittadino, previsto dall'articolo 201 del Codice della Strada, che garantisce la possibilità di ricordare le circostanze della presunta violazione.
Il secondo passaggio consiste nella verifica meticolosa di tutti i dati riportati sul verbale: luogo esatto della violazione, data, orario e modalità di rilevamento devono essere indicati con precisione. La mancanza o l'imprecisione di uno qualsiasi di questi elementi costituisce un vizio formale che può rendere la sanzione annullabile. Particolare attenzione va prestata alla descrizione del punto esatto in cui sarebbe avvenuta l'infrazione: indicazioni generiche come "SS16" senza ulteriori specificazioni possono essere motivo di contestazione, poiché non consentono al sanzionato di individuare con certezza il luogo della violazione.
Il terzo passaggio è cruciale: verificare se il dispositivo che ha rilevato la velocità è regolarmente omologato e inserito nell'elenco ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Sul verbale deve essere riportato il numero di matricola dell'autovelox utilizzato. Con questo dato alla mano, è possibile controllare se l'apparecchio figura nel registro dei dispositivi conformi pubblicato dal MIT.
Ad oggi, sono valide solo le multe derivanti da apparecchi elettronici inseriti in questo elenco ufficiale.
La situazione attuale è piuttosto eloquente: secondo le stime, su oltre 11mila autovelox presenti sul territorio nazionale, solo circa 3.700 risulterebbero conformi ai requisiti di legge. Ma il dato fornito dallo stesso Ministero è ancora più drastico: "poco più di mille" sono i dispositivi che rispettano pienamente gli standard di omologazione. Questo significa che la stragrande maggioranza degli autovelox attualmente attivi potrebbe generare multe contestabili.
Un'attenzione particolare va prestata ai dispositivi installati prima del 2017: per questi apparecchi valgono normative diverse e spesso risultano privi dell'omologazione richiesta dalle norme più recenti. Se il verbale indica o si riesce a risalire a un autovelox pre-2017, le possibilità di successo di un eventuale ricorso aumentano considerevolmente.
Non è infrequente ricevere verbali in cui mancano completamente i dati identificativi dell'autovelox utilizzato: né la matricola, né il modello, né altre informazioni che permettano di risalire al dispositivo. In questi casi, la legge riconosce al cittadino il diritto di accedere agli atti del procedimento. È consigliabile presentare formale istanza di accesso agli atti alla polizia locale o all'ente che ha emesso la sanzione, richiedendo specificatamente i dati del dispositivo di rilevamento, il certificato di omologazione, i verbali di taratura e manutenzione.
La normativa prevede che l'amministrazione risponda entro 30 giorni dalla richiesta. Se questa scadenza non viene rispettata e la documentazione richiesta non viene fornita nei tempi di legge, si configura un'inadempienza che costituisce ulteriore motivo di contestazione della sanzione. Il silenzio dell'amministrazione può essere interpretato come impossibilità di fornire la prova della legittimità del rilevamento, rafforzando così le ragioni del ricorso.
Omologazione o approvazione?
Per comprendere appieno come verificare la validità di una multa, è necessario conoscere la distinzione fondamentale emersa dalla giurisprudenza. Il 19 aprile 2024 la Corte di Cassazione ha stabilito un principio dirompente: in assenza di omologazione ogni sanzione è da ritenersi nulla. Non basta più che un dispositivo sia semplicemente "approvato" o "autorizzato": deve essere formalmente omologato secondo gli standard previsti dalla normativa vigente.
Successivamente, la Suprema Corte ha aggiunto un'ulteriore precisazione: il ricorso è valido esclusivamente nei casi in cui ad esso si associ una querela in falso nei confronti dell'autore della multa, qualora l'omologazione sia millantata. In pratica, se sul verbale viene dichiarata un'omologazione inesistente, oltre al ricorso amministrativo o giurisdizionale è necessario presentare anche querela in falso, accusando chi ha redatto il verbale di aver attestato il falso. Si tratta di uno strumento giuridico più complesso, che richiede necessariamente l'assistenza di un legale, ma che può rivelarsi decisivo quando l'amministrazione ha fornito informazioni non veritiere.
Come funziona il ricorso: le due strade possibili
Una volta appurato che la sanzione presenta elementi di illegittimità, il primo passo fondamentale è non pagare l'ammenda. Il pagamento, anche parziale, anche in forma ridotta, viene infatti interpretato come accettazione della sanzione e preclude la possibilità di contestarla successivamente. Le strade percorribili per opporsi formalmente alla multa sono due, con caratteristiche, costi e tempistiche differenti.
La prima opzione è il ricorso al prefetto, che deve essere presentato entro 60 giorni dalla notifica del verbale. Si tratta di un procedimento amministrativo che ha il grande vantaggio di essere completamente gratuito: non sono richiesti contributi, marche da bollo o spese legali obbligatorie. Il ricorso può essere presentato in carta semplice, elencando tutti i motivi per cui si ritiene illegittima la sanzione. Tuttavia, questa strada presenta un rischio significativo che va valutato attentamente: se il ricorso viene rigettato, l'importo da pagare raddoppia automaticamente. Alla somma originaria si aggiungono le spese del procedimento e la sanzione accessoria, rendendo questa opzione rischiosa per chi non ha elementi di contestazione molto solidi.
La seconda via è il ricorso al giudice di pace, che va depositato entro 30 giorni dalla notifica. Questa opzione prevede il pagamento di un contributo unificato, il cui importo varia in base al valore della controversia, e generalmente rende consigliabile l'assistenza di un avvocato, con i relativi costi. Tuttavia, offre maggiori garanzie procedurali: il contraddittorio si svolge davanti a un giudice terzo e imparziale, con la possibilità di produrre prove documentali, testimonianze e consulenze tecniche. In caso di rigetto, non scatta il raddoppio della sanzione come nel ricorso al prefetto, elemento che rende questa strada più sicura, seppur più onerosa.
Se anche il giudice di pace rigetta il ricorso, resta la possibilità di rivolgersi al Tribunale Civile in sede di appello, un ulteriore grado di giudizio che però comporta costi legali ancora più elevati e tempi processuali più lunghi.
Che cosa cambia con l'intervento del governo
Il governo è consapevole della gravità della situazione e della necessità di un intervento normativo urgente. Con solo 1.282 dispositivi pienamente a norma su oltre 11mila presenti sul territorio, il sistema sanzionatorio "autovelox" rischia il collasso. L'esecutivo sta preparando un decreto che dovrebbe essere varato nelle prossime settimane con un duplice obiettivo: da un lato rendere incontestabili le sanzioni derivanti dagli autovelox effettivamente conformi, dall'altro definire un percorso di dismissione o aggiornamento per tutti gli altri.
Il Ministero delle Infrastrutture ha già disposto che su oltre 11mila apparecchi dovrebbero esserne "salvati" 1.282, mentre tutti gli altri, temporaneamente disattivati, dovranno essere aggiornati laddove possibile oppure definitivamente rimossi. Questa operazione di "piazza pulita" richiederà mesi e comporterà inevitabilmente un periodo di transizione durante il quale le contestazioni continueranno ad arrivare a prefetture e tribunali.
Un ultimo consiglio: considerare l'opportunità di consultare un legale specializzato in diritto della circolazione stradale. Molti studi legali offrono consulenze che possono aiutare a valutare le reali possibilità di successo di un ricorso.
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Autovelox: Arriva sulla Fi-Pi-Li è operativo un super dispositivo di ultima generazione.
Autovelox: Arriva sulla Firenze-Pisa-Livorno è operativo un super dispositivo di ultima generazione.
Sulla Firenze-Pisa-Livorno il nuovo autovelox installato in direzione Livorno può rilevare infrazioni su entrambe le corsie, anche quando i veicoli sono nascosti da altri mezzi. Cosa può fare nel dettaglio e dov'è stato installato

Dopo diversi mesi di collaudo, è entrato ufficialmente in funzione il nuovo autovelox di ultima generazione sulla strada di grande comunicazione Firenze-Pisa-Livorno. Il dispositivo, che ha sostituito il precedente modello ormai obsoleto, è stato installato nel tratto compreso tra le uscite di Montelupo ed Empoli Est, in direzione Livorno. La sua attivazione rientra in un più ampio programma di ammodernamento dei sistemi di controllo della velocità sull'importante e trafficata arteria toscana.
Il nuovo autovelox consentirà controlli certosini sul comportamento di tutti gli utenti della strada. Ecco che cosa può fare.
Rilevamenti su tutte e due le corsie
Il nuovo autovelox si avvale della sofisticata tecnologia laser "tof", un sistema che permette al dispositivo di tracciare i veicoli che gli transitano di fronte, utilizzando il famoso laser. Questa tecnica di misurazione consente di effettuare rilevazioni multiple e simultanee, monitorando entrambe le corsie di marcia e seguendo i mezzi anche per diverse decine di metri dopo il loro passaggio nei pressi dell'autovelox.
Una delle caratteristiche più significative di questo moderno dispositivo è la sua capacità di "scovare" i veicoli indisciplinati anche quando sono parzialmente nascosti da altri mezzi, come spesso accade durante le manovre di sorpasso. Inoltre, grazie alla tecnologia ad infrarossi, l'autovelox garantisce il funzionamento anche nelle ore notturne o in condizioni di scarsa visibilità.
Il nuovo sistema assicura poi fotografie ad alta risoluzione, rendendo sempre più difficile contestare la sanzione.
Il limite di velocità da rispettare sul tratto in questione rimane fissato a 90 km/h, come nel resto dell'arteria.
Ne arriverà un altro nel 2026
Il piano di ammodernamento dei rilevatori di velocità sulla Fi-Pi-Li proseguirà nei prossimi anni. È già prevista la sostituzione dell'autovelox situato tra Empoli ed Empoli Est in direzione Firenze. Questo nuovo dispositivo sarà acquistato dalla Città metropolitana di Firenze, ente gestore della strada di grande comunicazione, nel corso del 2025, ma i lavori di installazione e messa in funzione sono programmati per il 2026.
Considerazioni
È paradossale! La strada in questione è da rifare ma la sicurezza la fa l' autovelox. Tecnologia all'ultimo grido per fare cassa e poi si rattoppano le buche con due palate di catrame (e ci spiace per chi rattoppa le buche che veramente mette a rischio la vita).
Soldi per rattoppare bene la strada no, per comprare l'ultimo modello di autovelox invece ce ne sono... Proprio soldi spesi per l'incolumità altrui!
Ma è autorizzato e omologato...o solo autorizzato?
Sulla Firenze-Pisa-Livorno il nuovo autovelox installato in direzione Livorno può rilevare infrazioni su entrambe le corsie, anche quando i veicoli sono nascosti da altri mezzi. Cosa può fare nel dettaglio e dov'è stato installato

Dopo diversi mesi di collaudo, è entrato ufficialmente in funzione il nuovo autovelox di ultima generazione sulla strada di grande comunicazione Firenze-Pisa-Livorno. Il dispositivo, che ha sostituito il precedente modello ormai obsoleto, è stato installato nel tratto compreso tra le uscite di Montelupo ed Empoli Est, in direzione Livorno. La sua attivazione rientra in un più ampio programma di ammodernamento dei sistemi di controllo della velocità sull'importante e trafficata arteria toscana.
Il nuovo autovelox consentirà controlli certosini sul comportamento di tutti gli utenti della strada. Ecco che cosa può fare.
Rilevamenti su tutte e due le corsie
Il nuovo autovelox si avvale della sofisticata tecnologia laser "tof", un sistema che permette al dispositivo di tracciare i veicoli che gli transitano di fronte, utilizzando il famoso laser. Questa tecnica di misurazione consente di effettuare rilevazioni multiple e simultanee, monitorando entrambe le corsie di marcia e seguendo i mezzi anche per diverse decine di metri dopo il loro passaggio nei pressi dell'autovelox.
Una delle caratteristiche più significative di questo moderno dispositivo è la sua capacità di "scovare" i veicoli indisciplinati anche quando sono parzialmente nascosti da altri mezzi, come spesso accade durante le manovre di sorpasso. Inoltre, grazie alla tecnologia ad infrarossi, l'autovelox garantisce il funzionamento anche nelle ore notturne o in condizioni di scarsa visibilità.
Il nuovo sistema assicura poi fotografie ad alta risoluzione, rendendo sempre più difficile contestare la sanzione.
Il limite di velocità da rispettare sul tratto in questione rimane fissato a 90 km/h, come nel resto dell'arteria.
Ne arriverà un altro nel 2026
Il piano di ammodernamento dei rilevatori di velocità sulla Fi-Pi-Li proseguirà nei prossimi anni. È già prevista la sostituzione dell'autovelox situato tra Empoli ed Empoli Est in direzione Firenze. Questo nuovo dispositivo sarà acquistato dalla Città metropolitana di Firenze, ente gestore della strada di grande comunicazione, nel corso del 2025, ma i lavori di installazione e messa in funzione sono programmati per il 2026.
Considerazioni
È paradossale! La strada in questione è da rifare ma la sicurezza la fa l' autovelox. Tecnologia all'ultimo grido per fare cassa e poi si rattoppano le buche con due palate di catrame (e ci spiace per chi rattoppa le buche che veramente mette a rischio la vita).
Soldi per rattoppare bene la strada no, per comprare l'ultimo modello di autovelox invece ce ne sono... Proprio soldi spesi per l'incolumità altrui!
Ma è autorizzato e omologato...o solo autorizzato?
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Mancanze - Autovelox annullato se manca la prova che funzioni (oltre alla taratura)
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Secondo il Tribunale di Frosinone la taratura e la verifica del funzionamento non sono la stessa cosa. La Prefettura deve pagare le spese legali
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Con la sentenza n. 346/25, il Tribunale di Frosinone ha annullato una sanzione per eccesso di velocità, sottolineando un principio fondamentale: la taratura di un autovelox non equivale alla verifica del suo corretto funzionamento. La decisione ha ribaltato quanto stabilito in precedenza dal Giudice di Pace, che aveva respinto il ricorso dell’automobilista.
Il caso riguarda una multa rilevata dalla Polizia Municipale di Veroli lungo la superstrada Sora–Frosinone, all’altezza del Km 17+800 in direzione Ferentino. La sanzione si basava su una fotografia scattata dall’autovelox installato in quel tratto. Il conducente multato aveva impugnato il verbale, ma in primo grado il Giudice di Pace aveva dato ragione all’amministrazione.
Il Tribunale, invece, ha accolto il ricorso, evidenziando che non basta dimostrare la sola taratura dell’apparecchio: è necessario anche fornire prova della sua verifica periodica di funzionamento, elemento imprescindibile per la legittimità dell’accertamento. Poiché tale controllo non era stato documentato, il verbale è stato annullato.
Inoltre, la Prefettura è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
Secondo il Tribunale di Frosinone la taratura e la verifica del funzionamento non sono la stessa cosa. La Prefettura deve pagare le spese legali
La questione autovelox, tra multe e ricorsi di ogni tipo, sta diventando un ginepraio.
Con la sentenza n. 346/25, il Tribunale di Frosinone ha annullato una sanzione per eccesso di velocità, sottolineando un principio fondamentale: la taratura di un autovelox non equivale alla verifica del suo corretto funzionamento. La decisione ha ribaltato quanto stabilito in precedenza dal Giudice di Pace, che aveva respinto il ricorso dell’automobilista.
Il caso riguarda una multa rilevata dalla Polizia Municipale di Veroli lungo la superstrada Sora–Frosinone, all’altezza del Km 17+800 in direzione Ferentino. La sanzione si basava su una fotografia scattata dall’autovelox installato in quel tratto. Il conducente multato aveva impugnato il verbale, ma in primo grado il Giudice di Pace aveva dato ragione all’amministrazione.
Il Tribunale, invece, ha accolto il ricorso, evidenziando che non basta dimostrare la sola taratura dell’apparecchio: è necessario anche fornire prova della sua verifica periodica di funzionamento, elemento imprescindibile per la legittimità dell’accertamento. Poiché tale controllo non era stato documentato, il verbale è stato annullato.
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